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domenica 17 aprile 2016

I CIBI DISIDRATATI


Le minestre disidratate in buste sono veloci da preparare, perché basta aggiungere un po’ d’acqua, mescolare e portare a bollore, affinché riacquistino tutto il loro sapore e il loro aroma, anche se indubbiamente mancano del gusto delle minestre preparate in casa; la disidratazione avviene per essiccazione o per liofilizzazione degli ingredienti, eliminando tutta l’acqua che contengono in modo da prevenire la comparsa di microbi ed enzimi. La disidratazione avviene facendo evaporare l’acqua contenuto nel prodotto, mentre la liofilizzazione è un processo più complicato perché l’umidità viene tolta per sublimazione.

Il consumo di cibi industriali preconfezionati è aumentato in maniera esponenziale negli ultimi anni, complici ritmi di vita sempre più frenetici. Per quanto è possibile, però, dobbiamo mangiare alimenti freschi e naturali, di stagione, cucinati da noi in modo leggero. Infatti, i cibi conservati e trattati a livello industriale non fanno molto bene al nostro organismo. I prodotti liofilizzati possono contenere elevate quantità di glutammato monosodico, presente anche nel dado da brodo, che è dannoso per la pressione del sangue. Non sono invece provate correlazioni con i tumori, di cui il glutammato era stato accusato.
In generale, prestare bene attenzione alle etichette e agli ingredienti contenuti nei prodotti che acquistate e alle quantità di additivi e conservanti.

I liofilizzati sono tutti quegli alimenti che subiscono un processo di essiccazione con lo scopo di privarli totalmente del loro contenuto di acqua e dunque permettere una conservazione a lungo termine e a temperatura ambiente.

Tali cibi, pur essendo totalmente disidratati, mantengono intatte le loro proprietà nutritive ed organolettiche, e per renderli commestibili sarà necessario semplicemente aggiungere indeterminato quantitativo di acqua per riportarli allo stadio primordiale.

I liofilizzati vengono prodotti soprattutto in ambito gastronomico e farmaceutico, si utilizzano per la preparazione di minestrone, brodo, zuppe e piatti pronti per l'alimentazione dei più piccoli con latte in polvere oppure omogeneizzati a base di verdure, carne o frutta, nonché per la creazione di medicinali.



I cibi liofilizzati possono essere conservati anche per anni, a tale scopo vengono confezionati in contenitori di alluminio, vetro o polietilene, in grado di isolarli dall'umidità e dall'ossigeno.

Gli alimenti che vengono generalmente sottoposti ad un processo di liofilizzazione sono: caffé, camomilla, succhi di frutta, the, patate, frutta esotica, farmaci, alimenti per bambini oppure prodotti dietetici.



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mercoledì 16 marzo 2016

LA CUCINA TEDESCA



Nella cucina tedesca vi è una grande esperienza nel campo della preparazione dei salumi cotti. Tra questi sono da ricordare i Weißwurst e i Würstel in generale. Nel nord del paese vi è una consolidata tradizione nella preparazione di pesce affumicato (aringhe e anguille) oltre che nel consumo di pesce fresco (granchi e aragoste).

Le verdure più diffuse sono le patate e i cavoli, dai quali vengono ricavati i crauti.

Grazie al clima, ideale per la coltivazione dell'orzo, la Germania è inoltre una delle maggiori produttrici di birra al mondo e i propri abitanti sono tra i più grandi consumatori di tale bevanda.

La cucina tedesca che conosciamo, fondata su piatti semplici e molto nutrienti, a base di patate, carne (soprattutto wurstel e polpette), crauti e birra si impose sotto il dominio prussiano.
In realtà la cucina tedesca si differenzia parecchio a seconda della regione: la Germania è divisa in 16 Lander, ognuno dei quali ha caratteristiche gastronomiche peculiari. In ogni caso, si tratta di una cucina molto meno varia e interessante, per il gastronomo, rispetto alle altre cucine europee. Il contrasto dolce/salato è molto apprezzato e spesso le carni sono accompagnate da salse a base di frutta. Non a caso un piatto che ha reso famosi i tedeschi è l'abbinamento tra la pasta e la marmellata.
I tedeschi hanno un gusto "tagliato con l'accetta" e sembrano digerire veramente di tutto: non è raro vedere soggetti che bevono vino e birra nello stesso (lauto) pasto e concludono il pasto con un cappuccino. Le porzioni nei ristoranti tedeschi sono spesso veramente improponibili quanto ad abbondanza.
Un tipico pasto tedesco inizia con l'antipasto o più spesso con una zuppa o una minestra, per esempio di piselli, di patate o a base di carne. Il piatto principale è costituito da carne o pesce, con almeno due contorni di verdura, in genere patate, fagioli, piselli, crauti, barbabietola. In genere il dessert è presente e anche piuttosto sostanzioso. Durante il pasto si bevono birra o altre bevande, come il succo di mele. Questo è un pasto tradizionale, ma nella quotidianità si è imposto anche in Germania il piatto unico a base di carne o pesce e verdura.
La colazione tedesca è spesso salata, a base di salsiccia e formaggio, oltre al pane di cui i tedeschi sono grandi specialisti.

I tedeschi sono gli specialisti nei salumi cotti, come i wurstel di Francoforte e bianchi di Monaco (bratwurst) o le Salsicce di Norimberga. Purtroppo nei salumi cotti è molto più probabile trovare nitriti (E 249, E 250), conservanti a rischio perché potenzialmente cancerogeni.
Ottimi anche i prosciutti della foresta nera e della Westfalia. Il maiale è l'animale più apprezzato (come nella maggior parte del mondo, del resto), ma una grande importanza hanno anche i bovini e la selvaggina.
I pesci sono specialità del nord: vengono spesso affumicati a caldo, soprattutto aringhe, sgombri, anguille.
Gli ortaggi più diffusi sono i cavoli e le patate, i primi vengono fatti fermentare ottenendo i Sauerkraut, i crauti, che assumono un sapore acidulo e un aroma di fermentato al quale noi italiani non siamo abituati e che in genere risulta sgradevole.
Il pane è un alimento fondamentale nella cucina tedesca, essendo la pasta, il riso e gli altri cereali poco diffusi: i più famosi sono il pane di segale in purezza (Roggenbrot) e misto (Mischbrot), i famosissimi Pretzeln, le tipiche ciambelle, oltre a una immensa varietà di pani conditi con semi, frutta secca e frutta essiccata.

Tra i dolci ricordiamo le ciambelle (Kranz), i dolci "Foresta nera”, il pampepato di Norimberga e il marzapane di Lubecca.


La caratteristica principale della cucina tedesca è certamente quella di essere molto ricca e basata essenzialmente su prodotti molto nutrienti, soprattutto carne e patate, ma anche birra e crauti prodotti “imposti” dal lungo dominio prussiano.
Se questa è una considerazione generale, certamente vera, non si può comunque fare a meno di sottolineare che la cucina tedesca varia parecchio anche da regione a regione, assumendo nei suoi 16 Lander delle sfumature di gusto decisamente diverse.
Se la ricchezza e la “corposità” è tipica delle pietanze tedesche, altrettanto lo è il contrasto tra il dolce e il salato che ritroviamo sia nei secondi, come le pietanze a base di carne accompagnate da salse dolci o i primi, come la celebre pasta alla marmellata.
Un tipico pasto tedesco inizia quasi sempre con una zuppa o una minestra di piselli, patate o a base di carne, seguito dal piatto principale che può essere di carne o di pesce con almeno due contorni, generalmente patate, fagioli, piselli, crauti, barbabietola, il tutto accompagnato da birra o una bevanda a base di succo di mele. La colazione tedesca è invece salata, a base di formaggio, salsicce e pane, mentre le pietanze sono molto abbondanti.



Tra i piatti maggiormente celebri della tradizione culinaria tedesca, troviamo:

Brotsuppe (zuppa di pane): zuppa a base di pane con verdure e patate con l'aggiunta di un tuorlo d'uovo.
Abgebräunte Kalbshaxe (stinco di vitello fritto): la carne viene prima bollita e, successivamente, fritta nello strutto.
Rollmops: involtini di aringhe marinate in aceto arrotolate ad un cetriolino sott'aceto.
Thuringer Rostbratwurst: salsiccia arrostita di Turingia.
Costolette di capriolo ai mirtilli: costolette di capriolo cotte nel burro e, successivamente, accompagnate in tavola con marmellata di mirtilli rossi come condimento.
Apfelstrudel: strudel di mele (tipica anche della tradizione altoatesina).
Käsekuchen (torta al formaggio): torta a base di pasta frolla ripiena con un composto di formaggio e aromi.
Pfannkuchensuppe: brodo di carne a cui vengono aggiunti tagliolini ricavati da crespelle tagliate finemente.
Erdäpfelkäse (o Kartoffelkäse) (letteralmente formaggio di patate): diffuso in Bassa Baviera, è un composto di purea di patate e panna acida aromatizzate. Nonostante il nome, non contiene formaggio.
Sauerbraten: stufato, in genere di carne bovina marinata e poi cotta in acqua, aceto e spezie (si trova anche in altri paesi di lingua tedesca).
Biersuppe (zuppa di birra): zuppa a base di birra, brodo e panna aromatizzata con cannella e pepe, servita con crostoni di pane.
Reiberdatschi (frittelle di patate): patate grattugiate mescolate a cipolla tritata, legate con uova e poca farina, e fritte.
Grunkohl mit Pinkel (cavolo nero e salsiccia): stufato a base di cavolo e salsicce grasse (Pinkel). Piatto tipico di Brema.
Spatzle: striscioline di pasta cotte in acqua bollente salata.
Apfelstrudel: strudel di mele.
Bratapfel mit Aprikosensauce: mela cotta con marmellata di albicocche.


LEGGI ANCHE : http://asiamicky.blogspot.it/2016/03/monaco-di-baviera.html



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giovedì 18 febbraio 2016

I CIBI SURGELATI



I surgelati in termini di praticità rappresentano un valido aiuto soprattutto per chi ha poco tempo per cucinare.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, molti sono i vantaggi che offrono i prodotti surgelati. Consideriamo le verdure, che sono tra i prodotti più acquistati nei banchi frezeer del supermercato.
Da sfatare la credenza che l’operazione del surgelamento comporti la perdita di freschezza e valori nutritivi: al contrario, sono proprio la verdure surgelate a mantenere maggiormente intatte le proprie qualità, anche organolettiche, poiché negli ortaggi freschi una certa perdita dei nutritivi ha inizio nel momento in cui vengono raccolti dal suolo, e finisce tragicamente in pentola durante cotture scorrette o prolungate. Il processo di deterioramento e l’azione di enzimi e batteri sono piuttosto rallentati o bloccati dall’abbassamento della temperatura e dalla cristallizzazione. Il raffreddamento rapido ha però di converso la capacità di rovinare gli ortaggi nella consistenza, poiché il processo di surgelazione comporta la formazione di micro cristalli di ghiaccio che modificano i tessuti degli alimenti.

Sembra un paradosso, ma molti vegetali surgelati sono migliori dei prodotti freschi. Quello che si compra dall’ortolano a volte è esposto da diversi giorni o viene conservato in frigo. Con il risultato che ha perso una parte del suo potere nutritivo, perché è andato incontro a processi di ossidazione (a contatto con l’aria) e ad altre reazioni chimiche. Secondo ricerche dell’Inran, l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, dopo tre giorni a temperatura ambiente i carciofi perdono il 30% della vitamina C, gli asparagi e i broccoli l’80%. Gli spinaci ne perdono il 75% in soli due giorni (anche se è vero che l’organismo è comunque in grado di utilizzare la vitamina C ossidata, ritrasformandola in una forma attiva). Passano invece poche ore dal raccolto alla surgelazione. Ottimi gli spinaci e in generale le verdure a foglia, che riescono a mantenere il sapore dell’appena colto. L’importante è scegliere prodotti divisi in piccole porzioni: il freddo arriva più velocemente al cuore dell’alimento. Sono perfetti i cubetti di spinaci, le patate affettate sottili, i sacchettoni di minestrone a dadini.

Date le piccole dimensioni, anche i legumi sono ideali per la surgelazione. Ottimi per la preparazione di minestroni, piselli e fagioli del banco freezer sono come quelli appena colti. Unica pecca, non hanno lo stesso sapore. Sono comunque preferibili a quelli in scatola che contengono sale, usato come conservante. E sono più comodi di quelli secchi, che devono essere lasciati a bagno per ore.

La surgelazione è il trattamento che più di altri permette di mantenere il valore nutrizionale del pesce per un lungo periodo. L’importante è non dimenticare che le varie specie hanno tempi di conservazione diversi.
Le proprietà nutritive si mantengono pressoché inalterate nei pesci piatti, come sogliola o platessa, dotati di pelle spessa e magri, che si conservano perfettamente in freezer per sette-otto mesi.
Qualche problema invece lo può dare il pesce azzurro: la pelle è molto sottile, come per esempio nelle alici, di conseguenza si possono formare piccoli tagli che ne diminuiscono la conservabilità.
Attenzione ai pesci grassi, come sgombro e salmone. La qualità ottimale non dura a lungo (da quattro a sei mesi), a causa dell’irrancidimento degli omega 3, che non viene bloccato dal freddo. Meglio scegliere un bel merluzzo che mantiene le sue proprietà fino a un anno. Se si scelgono i filetti, già puliti e senza pelle, la glassatura, cioè il sottile strato di ghiaccio che ricopre la superficie, crea una barriera protettiva contro la disidratazione dell’alimento e l’irrancidimento dei grassi, prolungandone la conservabilità. Molluschi e crostacei, molto deperibili ma anche molto magri, si adattano bene alla surgelazione che, oltre a inattivare i batteri, frena anche eventuali parassiti.
È importante, però, che la presenza di batteri e parassiti sia la più bassa possibile al momento della surgelazione, per evitare contaminazioni quando il cibo verrà scongelato (e il ciclo vitale di questi microrganismi riprenderà). A questo scopo gli alimenti più a rischio, come le cozze e le vongole, vengono quasi sempre precotti prima dell’avvio della surgelazione.
Un suggerimento quando siete davanti al bancone dei surgelati: scegliete la confezione di plastica sottovuoto, che permette di vedere il prodotto e assicura la sua conservazione per un tempo più prolungato, perché abbina la mancanza di ossigeno alle basse temperature.

La surgelazione intrappola senza problemi anche le proteine delle carni rosse o bianche.
La carne dev’essere surgelata in piccole porzioni, con le parti ben divise l’una dall’altra: così è più facile surgelarla (perché il freddo raggiunge rapidamente anche le parti interne) ed è più agevole scongelarla (un grosso blocco di carne resterebbe durissimo per molte ore). Lo spezzatino si conserva bene, fino a nove mesi, quanto alle fettine, bisogna sceglierle di due-tre centimetri al massimo di spessore. Pollo, coniglio e tacchino dovrebbero essere divisi almeno in quattro parti.
Altro suggerimento: i grassi si irrancidiscono se conservati a lungo, compromettendo la qualità dell’alimento. Sì alle carni magre o private del grasso visibile. Del maiale, per esempio, meglio filetto e lonza delle costine. Tra le carni bovine, il vitello è preferibile al manzo perché più magro. Le salsicce surgelate durano poco, sei mesi al massimo. Mentre vanno evitate del tutto le frattaglie, troppo ricche di grassi.



La frutta surgelata? Mele, uva e cocomeri sono meglio freschi, perché fuori dal freezer diventano una poltiglia. Le banane e le pesche invece si ossidano, scurendosi.
E fragole e frutti di bosco che vanno per la maggiore? È importante che, dopo lo scongelamento, il liquido che i frutti perdono venga recuperato, perché ricco di vitamine.

Nessuna perdita di nutrienti sotto lo zero per la michetta, però la fragranza non è certo la stessa di quella appena sfornata. Meglio i panini piccoli: bocconcini invece della ciabatta, che tende a sbriciolarsi quando viene scongelata. Da evitare il pane al latte, al burro e all’olio: contiene grassi, perciò si deteriora facilmente.
Via libera alle paste crude da pane e da pizza. Si conservano anche a -10 gradi. Salutari i tortellini o i ravioli e in genere tutto quello che è surgelato senza condimenti. Tra i cereali, ottimo anche il mais, sempre che si scelgano i chicchi e non le pannocchie intere.

Il processo di surgelazione abbassa in tempi rapidi la temperatura dell’alimento portandola a valori inferiori a -18º: in questo modo, l’acqua naturalmente presente nei cibi si solidifica, creando dei micro cristalli di ghiaccio. Se la velocità di abbassamento della temperatura è molto elevata, l’acqua solidifica omogeneamente e i micro cristallini causano lesioni minime al prodotto. Se invece l’abbassamento della temperatura è più lento, l’acqua diventa ghiaccio in modo non uniforme e ciò potrebbe creare fratture ai tessuti. Questo procedimento si applica, dagli anni ’30 circa, per conservare gli alimenti anche per tempi molto lunghi e proprio con l’obiettivo di non sprecare i raccolti e di non far mancare le tanto preziose porzioni di verdura quotidiane anche nei mesi invernali.

La carne opportunamente surgelata si conserva piuttosto a lungo (dai 24 mesi per le carni bovine ai 6 mesi per quelle suine circa) e mantiene inalterate quasi tutte le proprie qualità, ma si verifica una diminuzione delle vitamine del gruppo B (tra 20-40%) e della vitamina A (circa 3%), come attestano i dati forniti dall’Istituto Italiano Alimenti Surgelati. Per alcune preparazioni, come i bolliti, la carne surgelata presenta un vantaggio: dopo lo scongelamento le fibre sono più tenere e morbide.
Alcuni pesci molto ricchi di grassi polinsaturi come il salmone, le sardine e lo sgombro, subiscono invece un deterioramento a livello dei lipidi, pertanto sono da questo punto di vista preferibili freschi. Via libera a orata, branzino, spigola, crostacei e molluschi, poiché surgelati freschissimi.

Il problema principale per tutte le categorie di alimenti è il mantenimento della cosiddetta “catena del freddo”: i prodotti devono mantenersi sempre surgelati, durante tutti i passaggi della distribuzione fino all’acquisto e al consumo, sia per motivi igienico-sanitari sia organolettici. Per non interrompere la catena del freddo, dal supermercato a casa, ricordati di mettere i cibi in una borsa termica e presta attenzione a non ricongelare il prodotto una volta che l’hai parzialmente o completamente scongelato. Con l’aumentare della temperatura i processi di deterioramento che si erano bloccati grazie al freddo riprendono velocissimi, ed è questo il motivo per cui i cibi scongelati devono essere consumati velocemente, e mai ricongelati.

Non va poi dimenticato che le basse temperature bloccano anche l’attività di enzimi e batteri che, a temperatura ambiente, decompongono invece l’alimento. Pertanto la surgelazione si può ritenere la migliore tecnologia di conservazione da un punto di vista igienico e nutrizionale ed oggi, in più, è possibile scegliere tra moltissimi prodotti, spaziando dalla verdura a foglia che riesce a mantenere il sapore dell’appena colto o quelle divise in piccole porzioni, come ad esempio i cubetti di spinaci, le patate affettate sottili o il minestrone a dadini, i legumi (fagioli e piselli), alla frutta sebbene questa sia più difficile da conservare, alla carne sia rossa che bianca (pollo, coniglio) che conserva inalterate le proteine, al pesce fra il quale sono ottimi il merluzzo atlantico, il nasello, i pesci piatti e magri come la sogliola e la platessa che grazie alla pelle spessa possono essere conservate in freezer per sette-otto mesi, i molluschi e i crostacei.

Infine per quanto riguarda pane, pasta e pizza i nutrienti si mantengono ma il pane (evitando quello al latte, al burro e all’olio che contiene grassi che si deteriorano facilmente) perde parte della sua fragranza. Paste crude da pane e da pizza possono essere invece conservate anche a -10°C, così come tortellini e ravioli purché surgelati senza condimento.

Nel caso in cui i cibi freschi vengano surgelati in casa, occorre fare attenzione che il frigorifero arrivi a una temperatura di -18°C e disponga di almeno tre o quattro stelle. Questo perché il processo di surgelamento, rispetto a quello industriale, è più lento e c’è il rischio che i cristalli di ghiaccio che si formano all’interno dell’alimento siano piuttosto grossi e ne danneggino le cellule con uno decadimento della qualità e delle proprietà nutrizionali dei cibi.



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