giovedì 22 settembre 2016

ACQUA TONICA



La leggenda narra che nel XVII secolo (1638) la contessa Ana de Osorio Chinchón, moglie del viceré del Perù, Luis Jerónimo de Cabrera, malata di una misteriosa febbre molto alta, venne curata con rimedi tradizionali indigeni ottenuti lavorando la corteccia di un albero; “il nome” deriva dalla contessa di Chinchon.
Ben presto invase il mercato europeo come una cura per la malaria, febbre, indigestione e le malattie della gola. Per quasi 100 anni il chinino veniva usato come un farmaco.
Nel 1825, la British East India Company in India iniziò a mescolare il loro tonico di chinino con il gin per renderlo più appetibile. Nasce così il gin and tonic.
Presto una società britannica brevettò la ricetta dell'acqua tonica.
Agli inizi si conosceva un solo modo di utilizzare il chinino: prima veniva lavata la corteccia dell’ albero di china e asciugata, poi polverizzata e miscelata all’ acqua; nel 1820, due scienziati, Pelletier e Caventou, isolarono il chinino dalla corteccia, capirono come estrarre alcaloide chinina dal legno senza alcun effetto collaterale. La domanda per il chinino raffinato crebbe e prosperò. Ma a metà del 19° secolo, gli esploratori britannici e olandesi contrabbandarono i semi di chinino dall’America Latina per poi piantare alberi in Cina, India, Ceylon, nella speranza di prendere una presa sul mercato. Nessuno di questi alberi andò bene poiché non produsse un alto grado di chinina. Ma gli olandesi non si arresero e ancora una volta contrabbandarono i semi questa volta da Java e Bolivia. Questi alberi andavano molto meglio e fornirono esattamente ciò che gli olandesi speravano, gli alberi in Cina avevano un alto grado di chinina. Gli olandesi monopolizzarono rapidamente la produzione di chinino e nel 1918 avevano il controllo totale della fornitura nel mondo intero.

L'acqua tonica è composta da acqua addizionata ad anidride carbonica, zucchero e aromi naturali, tra cui prevale il chinino (in dosi molto inferiori a quelle terapeutiche), che le dona il tipico gusto amarognolo. Fa parte dei cosiddetti soft drinks.

Una caratteristica dell'acqua tonica, è che se esposta a raggi ultravioletti, questa risulta fluorescente. Ciò è dovuto alla presenza di chinino.

Il contenuto di chinino nell'acqua tonica commerciale rientra perfettamente nelle dosi farmacologiche di sicurezza. Tuttavia, come accade per molte altre bevande o alimenti, l'idoneità o meno al commercio viene stimata sull'utilizzo “ragionevole” di un singolo prodotto e non tiene in considerazione né l'eccesso alimentare (dal singolo o più alimenti/bevande), né il così detto off-label.
La “Food and Drug Administration” (FDA) statunitense limita la frazione di chinino nell'acqua tonica a 83 parti per milione, ovvero 83mg/kg di bevanda.
Si tenga bene a mente che la dose giornaliera “terapeutica” contro la malaria è compresa nell'intervallo 500-1000mg (o 10 mg/kg di peso corporeo) da assumete ogni otto ore; per un adulto di 70kg, corrisponde a circa 2100mg di chinino al giorno.
Il chinino è anche considerato un rimedio per i crampi alle gambe ma, a causa dei rischi legati al suo consumo, la FDA suggerisce di utilizzarlo con molta cautela e di evitare un'eventuale l'assunzione cumulativa.
Infatti, essendo un alcaloide potenzialmente tossico, l'eccesso di chinino può determinare: vomito, diarrea, disturbi visivi ed auditivi; talvolta, le compromissioni dell'udito non svaniscono nemmeno dopo la sospensione del principio attivo.
L'utilizzo farmacologico di chinino (farmaco) è severamente vietato in condizioni di gravidanza ed allattamento, poiché la dose nociva per il feto o neonato (verosimilmente anche più pericolosa) è inferiore rispetto a quella per l'adulto.


Un discorso analogo può essere fatto per chi soffre di patologie epatiche e/o renali, poiché il fegato ed reni sono deputati al metabolismo ed allo smaltimento della molecola; con un funzionamento insufficiente o scorretto, aumenta il rischio di accumulo e se ne enfatizza il potere tossico.

L'acqua tonica è una bibita dolce a base di acqua e glucidi semplici; è anche considerata una bevanda vuota, poiché non contiene altri elementi nutrizionali o nutrienti in quantità significative (sali, vitamine, proteine, grassi, fibre ecc).

La porzione media di acqua tonica è di 150-250ml/die, anche se varia in base al regime alimentare nella quale viene contestualizzata. Anche prendendo in esame la nutrizione dello sportivo (più energetica delle altre) è sempre bene non eccedere, poiché gli zuccheri che la caratterizzano aumentano inutilmente l’apporto calorico della dieta. Ricordiamo che i carboidrati semplici dovrebbero provenire quasi esclusivamente dalla frutta, dagli ortaggi e dal latte (che forniscono molti altri nutrienti importanti) e solo marginalmente dai prodotti dolcificati.
L'acqua tonica è una bevanda zuccherata da evitare in caso di iperglicemia (o diabete mellito tipo 2 conclamato), ipertrigliceridemia e sovrappeso; ricordiamo che lo zucchero in eccesso può nuocere gravemente alla salute dei denti. Tuttavia, in questi casi può essere utilizzata (nei limiti della ragionevolezza) la versione dolcificata con additivi.


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