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domenica 24 luglio 2016

IL MOJITO



L'origine del mojito rimane piuttosto controversa: viene spesso narrato che un cocktail simile al moijto fu inventato dal famoso pirata inglese Sir Francis Drake (El Draque) nel XVI secolo. Quella versione era preparata con aguardiente (rhum non invecchiato) di bassa qualità, lime, acqua, zucchero raffinato bianco di canna e una specie locale di menta, la hierbabuena. Nella metà del 1800 pare che la società Bacardi abbia dato un impulso di popolarità alla bevanda, che comunque raggiungerà la sua definitiva popolarità solo nel XX secolo.

Anche sulla versione moderna del mojito non pare esistere certezza assoluta su chi lo ha proposto per primo, anche se i nomi solitamente più pronunciati sono quelli di barman della Bodeguita del Medio, Attilio De La Fuente, oppure Angel Martinez, che effettivamente rilevò il locale nel 1942, all'apice della sua notorietà per essere frequentato da noti personaggi, come ad esempio Ernest Hemingway, noto consumatore della bevanda e che con la sua frase, scritta anche nel locale "My mojito in La Bodeguita, My daiquiri in El Floridita" rese celebre la bevanda anche fuori da Cuba.

Esistono diverse teorie anche riguardo l'origine del termine "Mojito". Secondo alcuni, esso sarebbe legato al "mojo", un condimento tipico della cucina cubana a base di aglio e agrumi, usato per marinare. Un'altra teoria lo lega alla traduzione della parola spagnola mojadito, che significa "umido". Un'ultima ipotesi, considerata comunque la meno attendibile, fa risalire l'etimologia della parola al termine vudù mojo, che significa "incantesimo".

Ricetta originale:
Ron bianco cubano Havana Club Silver Dry (5cl.)
succo di lime (limon criollo);
2 cucchiaini di zucchero di canna
un rametto di Hierba buena (menta marocchina)
5 cubetti di ghiaccio
acqua gasata (o acqua di Seltz o soda). Usare un bicchiere del tipo tumbler alto.
Si prepara ponendo sul fondo del bicchiere due cucchiaini di zucchero di canna bianco e il succo di mezzo lime, il ron e la menta . Si amalgama il tutto premendo delicatamente le foglie di menta per far sì che si mescolino i sapori e successivamente si unisce il ghiaccio e l'acqua gasata mettendo alla fine un rametto di hierbabuena come decorazione.
La hierba buena a Cuba è un'erba spontanea che si trova facilmente, il suo aroma è più delicato e meno persistente della menta selvatica o mentuccia che si trova in Europa, la varietà che più si avvicina è la menta marocchina, reperibile nei vivai ad inizio primavera.



Al di fuori di Cuba il Mojito si è ormai diffuso in una variante non corretta conosciuta come "versione europea" o "Mojito sbagliato" oppure "Mojito pestato". Si prepara ponendo sul fondo del bicchiere il lime a pezzi e lo zucchero di canna grezzo. A questo punto si amalgama il tutto schiacciando vigorosamente con il pestello (muddler) aggiungendo poi la menta premuta delicatamente, il ghiaccio tritato e infine il Rum bianco. Tecnicamente dunque il cocktail che si ottiene con questo sistema non è un Mojito, bensì una Caipirissima alla menta.

Esiste anche una versione analcolica del Mojito che generalmente è denominato "Virgin Mojito". Si prepara nella versione del Mojito sbagliato e il rum è sostituito dalla gassosa o dal ginger-ale.

Il Mojitaly è un'altra variante del Mojito, che prevede l'utilizzo (al posto del rum) della Branca Menta. Un cocktail rinfrescante, presentato come long drink, da bere idealmente dalla primavera in avanti. Al posto del lime si può prevedere anche l'utilizzo del mapo, un agrume ibrido tra il mandarino e il pompelmo.

Il grado alcolico del cocktail Mojito, preparato secondo le quantità specificate nella ricetta tradizionale, è pari a circa 11% Vol.
Il cocktail Mojito, preparato secondo le quantità specificate nella ricetta tradizionale, apporta circa 157 calorie (Kcal).

Un mojito servito in inverno potrebbe presentarsi amaro a causa della menta, per questo è importante che la menta sia fresca e che ovviamente tutti gli ingredienti siano di prima qualità. Per questo è preferibile consumare il Mojito in estate, nei mesi in cui la menta è più matura e meno aspra. Varianti Una piccola variante, amata da Ernest Hemingway, consiste nel mescolare due tipi di rum, il primo chiaro invecchiato da 1 a 3 anni ed il secondo ambrato invecchiato per un periodo che va dai 7 anni in su.







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mercoledì 24 febbraio 2016

DANUBIO BLU



L'origine del Danubio blu è piuttosto oscura. L'ipotesi più accreditata afferma che il cocktail è una variante del Blue Lagoon nata in Italia fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta. Il cocktail, noto quasi esclusivamente in Italia, è diventato celebre a partire dagli anni novanta, periodo in cui i clienti delle discoteche hanno iniziato, dato l'elevato tenore alcolico, a richiederlo.

Non essendoci una codifica ufficiale esistono diverse versioni di questo cocktail, alcune prevedono l'uso della Vodka (anche aromatizzata), altre del rum. L'unica certezza è l'inconfondibile colore blu donato dal blue curaçao.




Le quantità sono da intendersi per 4 persone.

Versate i liquori nel mixer, colmate sino all’orlo con spumante ghiacciato e servite nei bicchieri alti.
1 Bottiglia di Vino Spumante Brut 1 Cucchiaio di Cointreau 3/3 Vodka 1 Cucchiaino di Vermouth Chinato.





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lunedì 22 febbraio 2016

IL GIN



Il sostantivo "gin" deriva dal francese "genièvre" e/o dall'olandese "jenever" e/o dall'italiano "ginepro".
La vera scoperta del gin è attribuibile a Franciscus Sylvius, medico olandese, che nel XVII secolo d.C. tentò di formulare una cura per i soldati colonizzanti le indie. Verso il termine del '600 la sua produzione caratterizzò maggiormente il Regno Unito, in seguito all'intervento protezionistico di Guglielmo III di Orange. Per un lungo periodo, il gin rappresentò una vera e propria moneta di scambio; fu così responsabile di una certa decadenza sociale (alcolismo e povertà).

L'origine del gin sembra legata al professor Frabciscus De La Boe, docente di medicina e fisica a Leyden, in Olanda, nel 1600. Conoscendo ed apprezzando le proprietà degli olii essenziali del ginepro, ridistillò un'infusione di queste bacche macerate in alcol puro ed ottenne un olio terapeutico a basso prezzo che chiamò Genever.
Fu scoperto ed usato poi anche dai soldati inglesi di ritorno dai Paesi Bassi. In Inghilterra prima di diventare una bevanda molto conosciuta venne adoperato come medicinale. Negli anni venti del 1700 fu stimato che un quarto delle abitazioni di Londra producesse o vendesse gin. L'ubriachezza di massa negli anni divenne un serio problema e nemmeno la legge detta “Gin Act” del 1736 che limitava le mescite ed impose una forte tassa sul distillato, riuscì a limitare la produzione ed il consumo di gin. Dopo l'abolizione del “Gin Act”, il gin venne sottoposto al controllo fiscale e questo creò competizione tra i produttori tanto da migliorare la produzione e la qualità del distillato.

Partendo da una base alcolica ottenuta distillando cerali o granturco, si fanno macerare le bacche di ginepro e gli altri ingredienti. Si distilla poi di nuovo l'alcol con le erbe botaniche macerate e si ottiene il gin. Con questo metodo si produce il London Dry gin che è la tipologia più consumata.

Il gin è un distillato forte, chiaro, tipicamente incolore prodotto dalla distillazione di un fermentato ottenuto da frumento ed orzo in cui viene messa a macerare una miscela di erbe, spezie, piante e radici: i botanicals. Tra queste sono presenti bacche di ginepro che caratterizzano il profumo e il gusto. Il nome del distillato deriva dal nome delle piante di ginepro che producono le bacche.

Le bacche di ginepro danno al distillato un tipico profumo e sapore facilmente riconoscibile.

Il gin è una bevanda alcolica tra le più conosciute, utilizzate e commercializzate al mondo. L'elevata gradazione alcolica, che per legge non dev'essere inferiore al 37,5% Vol., lo classifica tra i prodotti superalcolici.
Il gin è un distillato a base di frumento e orzo fermentati ed aromatizzati al ginepro (nomenclatura binomiale Juniperus communis). Per la prima volta venne formulato grezzamente in epoca medievale, a scopo medico e curativo. Oggi, il gin è distribuito in diverse tipologie, con provenienze variabili e aventi caratteristiche organolettico-gustative piuttosto eterogenee.

Nonostante si siano differenziati molti tipi di gin, secondo la legislazione corrente dell'Unione Europea possono essere tutti raggruppati in quattro categorie
Bevande alcoliche aromatizzate al ginepro: caratterizzate da fermentazione di moderata intensità e successiva distillazione con gli aromi per estrarne gli aromi. Hanno un minimo del 30% ABV (Alchol By Volume - volume in alcol o "vol.") e possono essere commercializzati anche sotto il nome di Wacholder o Genebra.
Gin: sono bevande alcoliche aromatizzate NON prodotte per ridistillazione degli aromi, bensì con l'aggiunta di sostanze aromatizzanti naturali ad alcol neutro di origine agricola. Il sapore predominante deve essere di ginepro.
Gin distillato: viene prodotto solo mediante ridistillazione di alcol etilico di origine agricola, inizialmente concentrato al 96% (azeotropo di acqua ed etanolo) utilizzando gli alambicchi TRADIZIONALI; vengono impiegate bacche di ginepro e altri aromi naturali, purché il primo sia predominante. Se prodotto aggiungendo solo essenze e aromi all'alcol di origine agricola NON è gin distillato.
London Gin: è ottenuto da alcol etilico di origine agricola con un tenore massimo di metanolo di 5g per ettolitro a 100% ABV; l'aroma è conferito esclusivamente per ridistillazione di alcol etilico mediante alambicchi tradizionali, in presenza di tutti gli aromi naturali. Il distillato finale deve avere almeno 70% ABV e non può contenere più di 0,1g di zuccheri aggiunti per litro di prodotto, né coloranti, né altri ingredienti aggiuntivi che non siano acqua. E' anche detto "Dry London Gin".
All'interno dell'Unione Europea, il tasso alcolico minimo nelle varie bottiglie di gin (gin, gin distillato e London Gin) è di 37,5% ABV.
Negli Stati Uniti d'America il gin è definito come bevanda alcolica con almeno il 40% ABV (80 proof) dal tipico sapore di ginepro; il gin prodotto solo con distillazione o ridistillazione, in presenza di aromi con lavaggio alcolico, può essere ulteriormente differenziato e commercializzato col nome di "gin distillato".
Altre classificazioni legali distinguono i gin in base all'area geografica di provenienza, senza ulteriori caratterizzazioni (ad es. Plymouth gin, Ostfriesischer Korngenever, Slovenská Borovicka, Kraški Brinjevec, ecc.); non mancano i riferimenti agli stili classici, che sono culturalmente riconosciuti ma non legalmente definiti (ad es. gin, Wacholder e Old Tom gin).



Dalle sue origini, sono molti i metodi di produzione che si sono distaccati rispetto al processo tradizionale; per lo più, questi si avvalgono di tecniche moderne finalizzate alla distillazione e all'aromatizzazione della bevanda.
Come risultato di questa evoluzione, i gin possono essere classificati in tre tipologie di lavorazione:
Pot Distilled Gin: è il primo stile di gin e viene ottenuto mediante distillazione di mosto fermentato di: frumento o orzo o (in minor parte) da altri cereali; questo "vino di malto" è poi ridistillato con gli aromi vegetali. In tal modo si può anche produrre un doppio gin, ovvero un gin ridistillato due volte con gli aromi. Per mezzo degli alambicchi tradizionali, la gradazione alcolica rimane piuttosto elevata (circa 68% ABV per un gin singolo e 76% ABV per un doppio gin). Questi gin sono spesso invecchiati in botti di legno che esaltano il gusto del malto, rendendoli più somiglianti ad un whisky. Kornwijn e Ginevra Gin sono i più importanti della categoria.
Column Distilled Gin: è nata con l'invenzione dello stile Coffey; si esegue con una prima distillazione ad elevata gradazione alcolica (96% ABV) di alcol neutro da mosto fermentato, che sfrutta il reflusso di risucchio di una apposita colonna. La base fermentativa per l'alcol può essere di cereali, barbabietole da zucchero, uva, patate, canna da zucchero, zucchero ecc. (purché di derivazione agricola). L'alcol (molto concentrato) viene poi distillato con bacche di ginepro ed altri aromi naturali in un altro strumento. Molto spesso, invece che essere immerse, tutte le componenti aromatiche vengono collocate in un canestro sospeso ed esposto al flusso del vapore alcolico che ne estrae tutti gli aromi; ciò determina un gin molto più leggero e delicato che diverrà Gin Distillato o Dry London Gin in base alla composizione alcolica finale.
Compound gin: si tratta di una semplice aromatizzazione di alcol neutro con essenze o altri aromi naturali, senza ridistillazione; pertanto, non è considerato un gin distillato.
Molti aromi per gin contengono sentori di agrumi, come il limone e la buccia d'arancio amaro, combinazione di altre spezie, come: anice, radice e semi di angelica, radice di giaggiolo, radice di liquirizia, cannella, mandorla, cubeb, scorza di lime, buccia di pompelmo, litchi, zafferano, baobab, incenso, coriandolo, grani del paradiso, noce moscata, corteccia di cassia e/o molti altri.

Il gin è un ingrediente parecchio utilizzato nella composizione di certi cocktail; alcuni esempi sono: Gin Tonic, Gin Fizz, Gin Old Fashioned ecc. Il consumo come distillato puro è (oggi) quantitativamente meno importante.

Secondo la società di ricerche di mercato "International Wine & Spirit Research (Iwsr)", a livello mondiale ed in epoca contemporanea, i maggiori consumatori di gin sono i Filippini, nella città di Manila. Per di più, scrutando un rapporto pubblicato da "The Economist", utilizzando i dati provenienti da "IWSR" (sede nel Regno Unito), pare che mediamente un filippino consumi circa 1.4 litri di gin all'anno. Il mercato globale del gin vende circa 440 milioni di litri all'anno.

Gli Stati Uniti e la Spagna sembrano avere un mercato poco inferiore a quello filippino ma, in termini di consumo unitario, slovacchi e olandesi seguono a ruota gli orientali con un consumo annuo di 1,2 litri e 0,8 litri l'anno.
Il più grosso produttore mondiale di gin è "Ginebra San Miguel", che non a caso risiede nelle Filippine dal 1830. In definitiva, le Filippine detengono il più grande mercato di gin a livello mondiale, ovvero circa il 50% delle vendite globali.
Il gin contribuisce, assieme alla agli altri alcolici, al progressivo incremento di consumo di alcol etilico nel Regno Unito.
Da punto di vista globale, il gin rappresenta circa lo 0,44% del consumo totale di alcolici.




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domenica 21 febbraio 2016

ALEXANDER




L'Alexander è un cocktail che compare già nelle prime guide di inizio '900, ma proprio per questo vi sono molte ipotesi legate all'origine di questo drink.
I primi ricettari che certificano la preparazione di un cocktail denominato "Alexander" sono il "Jack's Manual" scritto da J. A. Grohusko nel 1910, e il "Straub's manual of mixed drinks" del 1913, ma la ricetta, totalmente differente, prevedeva l'uso di rye whiskey e Bénédictine. La ricetta attuale denominata con il nome corrente compare la prima volta nel testo "New bartender's guide" redatto da Charles S. Mahoney e Harry Montague nel 1914.
Una leggenda, meno accreditata, afferma che il cocktail fu creato da Troy Alexander, barista del ristorante Rector's di New York agli inizi del '900, per festeggiare il successo della campagna pubblicitaria della Delaware, Lackawanna and Western Railroad: basandosi sul vestito bianco della mascotte, Phoebe Snow, creò un cocktail basato sulla crema di latte. Parallelamente, in Inghilterra, fu creato un cocktail simile, ma denominato diversamente: creato a Londra nel 1922 da Henry Mc Elhone al "Ciro's Club", il cocktail fu dedicato al matrimonio fra la principessa Mary e il conte Henry Lascelles.

L'alexander, date le molteplici origini, viene chiamato anche Gin Alexander, Princess Mary e Panamà (quest'ultimo nome erroneamente in quanto indica un Brandy Alexander o la variante col rum). L'origine del nome "Alexander" è incerta:
dedicato ad Alessandro Magno, il grande condottiero macedone;
dedicato al maresciallo Alexander, che divenne conte di Tunisi dopo la vittoria a El Alamein sulle truppe dell'Asse, nel 1943;
dedicato al letterato Alexander Woollcott;
dedicato allo zar Alessandro II di Russia;
prende il nome dal creatore Troy Alexander, barman al "Rector's".

Data l'origine molto vecchia di questo drink, l'Alexander ha attraversato molte generazioni, dando origine nel tempo a moltissime varianti:
Brandy Alexander: sostituisce il gin con il cognac; senza dubbio la più nota, in quanto è la versione codificata fra i cocktail ufficiali IBA. Fino al 2004 era denominato semplicemente "Alexander". Nei primi ricettari era indicato anche come Panamà
Grasshopper: sostituisce il gin con la crème de menthe verde; anche questa variante è classificata fra i cocktail ufficiali IBA.
Alexandra: sostituisce la noce moscata con il cacao in questa versione veniva utilizzato la crema di cacao chiara al posto di quella scura.
Alexander's Sister: sostituisce alla crème de cacao la crème de menthe.
Alexander's Cousin: sostituisce alla crème de cacao e alla panna la crema di whiskey (può essere composta con cognac o gin).
Alejandro (o Panamà): sostituisce il gin con il rum.
Alexandre (o erroneamente Velvet Hammer): sostituisce al gin il triple sec.
Oleksandr: sostituisce al gin a vodka.
Iksander (o Coffee Alexander): sostituisce il gin con il liquore al caffè (se utilizza un prodotto commerciale prende il nome dal marchio, ad esempio: kahlua, Tia Maria, Borghetti).



Ricetta e preparazione cocktail Alexander:
Mettere nello shaker 4 cubetti di ghiaccio, versare la panna liquida, il brandy e la crema di cacao. Agitare per pochi secondi e servire nella doppia coppetta da cocktail dopo aver aggiunto la noce moscata in superficie.

Ingredienti del cocktail Alexander:
1/3 Crema di latte
1/3 Crema di cacao scura
1/3 Cognac o Brandy

Short drink a base di brandy e crema di latte. Ideale per chi non ama le bevande troppo alcoliche. Categoria Short drink. Ideale dopo cena. Attenzione: è molto calorico per la presenza di panna. Non è indicato come aperitivo.

La base alcolica dell'Alexander è composta dal cognac, o nella versione Brandy Alexander, dal brandy, distillato analogo al cognac francese di produzione italiana, anche se sembra che la prima versione di questo cocktail fosse il Panamà dove al posto del cognac si usava il gin.
Le caratteristiche fondamentali di questo cocktail sono la sua cremosità, è molto vellutato al palato, il suo profumo intensificato dalla noce moscata ed un discreto grado alcolico.
L'Alexander non è adatto come aperitivo, dato l’impiego di ingredienti cremosi e aromatici, ma piuttosto come after dinner. Viene servito nella doppia coppetta da cocktail.




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venerdì 19 febbraio 2016

IL CUBA LIBRE


Il Cuba libre è un cocktail ufficiale IBA, appartenente alla categoria dei long drinks a base di rum bianco, cola e lime. Simile al rum & cola, i due termini vengo spesso utilizzati in modo intercambiabile, sebbene indichino due cocktail differenti.

L'origine del cocktail è piuttosto incerta. L'ipotesi più comunemente accreditata afferma che il Cuba Libre Nacque tra il 1900 e il 1902 a L'Avana, durante la Guerra ispano-americana e la conquista dell'indipendenza di Cuba dalla Spagna con l'aiuto degli Stati Uniti. I soldati cubani e statunitensi erano soliti mescolare la cola, importata a Cuba per la prima volta proprio in quegli anni, con il rum. Varie le supposizioni sul nome dell'inventore: alcune fonti fanno risalire la ricetta ad un soldato, chiamato col nome di copertura John Doe, che ordinò all'American Bar di Calle Nettuno, un bar aperto da due americani nella capitale cubana, "Coca Cola americana, rum cubano in un bicchiere pieno di ghiaccio e una spruzzata di lime", brindando successivamente Por Cuba libre! (per Cuba libera), il grido di battaglia dei guerriglieri; secondo una deposizione del 1965 di Fausto Rodriguez, un messaggero dell'esercito cubano, il soldato sarebbe il capitano Russel dei corpi di comunicazione americani. Un'altra teoria propone che fu un barman cubano a mescolare la Coca Cola (prodotto tipico statunitense) al rum (prodotto tipico cubano) per unire simbolicamente le due nazioni. Altre ipotesi fanno derivare il Cuba libre dal Daiquiri allungato con la cola, ricetta in seguito semplificata secondo l'uso attuale, o propongono l'origine del nome dalla testata del giornale rivoluzionario "Cuba Libre" fondato nel 1928 da Julio Antonio Mella.



Nella ricetta originale il procedimento è semplice: la prima cosa da fare è riempire un bicchiere highball, cioè un tumbler alto, di ghiaccio. «Più ce n’è e meno rapidamente i cubetti di ghiaccio possono sciogliersi, così non si rischia di diluire troppo acqua e rum», parola di Filippo Vianelli, bartender Bacardí. Si continua con un lime - i più pregiati sono quelli importati dal Brasile - lo si taglia in due parti, facendo attenzione ad eliminare anche le estremità che trattengono un succo più amarognolo, e lo si spreme tutto nel bicchiere.
Le due parti tagliate di lime, una volta spremute, vengono lasciate sul ghiaccio nel bicchiere, prima di versare il rum, la dose esatta è 50 millilitri di Bacardi Gold. A seguire Coca Cola sino all’orlo del tumbler. Una dolce mescolata con un cucchiaio da cocktail e il Cuba libre è pronto per essere servito. Questa è la ricetta originale che si beveva a Cuba dopo la guerra d’Indipendenza. Perché sia buono? Sta tutto nel perfetto bilanciamento tra rum e il succo di lime.

Il grado alcolico del cocktail Cuba Libre, preparato secondo le quantità specificate nella ricetta tradizionale, è pari a circa 13.3% Vol.

Il cocktail Cuba Libre, preparato secondo le quantità specificate nella ricetta tradizionale, apporta circa 148 calorie (Kcal).



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domenica 7 febbraio 2016

IL COGNAC



Le prime notizie della sua produzione risalgono al 1622, quando gli olandesi, che da secoli acquistavano vino e sale in queste contrade risalendo il fiume Charente, insegnarono agli abitanti a distillare il vino, che mal sopportava i viaggi per mare verso il Nord Europa.

Il cognac è un distillato di vino, maturato, corretto ed invecchiato per diversi anni in fusti di rovere. Oltre al vino, al tempo e al legno adatto, un ingrediente essenziale per la preparazione del cognac è il sole. Il suo calore è infatti necessario per conferire al legno di rovere (Quercus petraea) le giuste venature e caratteristiche (colore, profumo e porosità). Spetterà poi al bottaio e alla sua maestria il compito di tagliare e lavorare il legno, in modo da fabbricare botti da 270-450 litri capaci di conferire al cognac l'aroma ricercato. Questi piccoli capolavori di ingegneria, privi di colle, chiodi o adesivi, sono infatti un elemento essenziale per la produzione di cognac di qualità. La maturazione del distillato non avviene sempre nella stessa botte, ma si riconoscono tre fasi distinte. La prima, che dura dagli 8 ai 12 mesi, sfrutta botti appena fabbricate; è in questa fase, infatti, che il distillato assorbe dal legno tutte le sostanze necessarie ad esaltarne le caratteristiche organolettiche. In un secondo momento il distillato viene travasato in botti invecchiate, dov'è lasciato maturare per due - cinque anni; il lento scorrere del tempo fa sì che le sostanze estratte nel primo stadio subiscano una serie di processi ossidativi e di reciproca interazione chimica. Nel terzo ed eventuale passaggio, il cognac viene raccolto e conservato in contenitori di vetro per evitarne il decadimento da eccessiva maturazione.
Patria indiscussa del cognac è la regione che si estende intorno all'omonima città francese: i dipartimenti della Charentes e della Charentes-Maritime. Secondo la legislatura vigente, il "cognac" non prodotto in queste aree dev'essere commercializzato sotto il nome di Brandy.
Anche le uve utilizzate per la produzione del cognac sono prerogativa francese; si utilizzano, in particolare, tre vitigni bianchi: ugni blanc (saint-émilion), folle blanc e colombard, con predominanza del primo. Altrettanto importante risulta la microarea di coltura dei vitigni; la zona della Charentes, adibita alla loro coltivazione, è infatti divisa in sei zone ufficiali di produzione del vino, di seguito ordinate per grado di pregiatezza del cognac che da esso si ricava:
Grande Champagne - il clima è poco influenzato dal mare. Produce cognac pregiati, sottili, profumati, leggeri e molto persistenti al gusto; richiede un lungo invecchiamento per raggiungere la piena maturità.
Petite Champagne - grazie all'influsso del clima oceanico, i cognac prodotti in questa zona sono caratterizzati da un'eccellente finezza, simile a quella della Grande Champagne; vantano inoltre maggiore eleganza ma minore capacità di invecchiare.
Borderies - grazie al suo particolare microclima, produce acquaviti dolci e "rotonde", di maggiore gradazione ed utilizzate generalmente negli assemblaggi.
Fins Bois - produce cognac rotondi e morbidi, con aromi dominanti di frutta, che maturano molto in fretta (anche per questo tra tutte è la regione più produttiva).
Bons Bois - si producono cognac leggeri e sottili, ma piuttosto ruvidi e aggressivi, oltre che di breve durata.
Bois à Terroir o Bois Ordinaire - situata lungo la costa dell'oceano Atlantico, produce cognac con gusto forte e robusto, a tratti salino, utilizzati soprattutto per la frutta sotto spirito.
La nobiltà del cognac non dipende solamente dalla sua origine, ma anche dalla sua età.

Prodotto con il metodo tradizionale, per pressatura e fermentazione del mosto, il vino ottenuto da queste uve (ad elevata acidità e basso contenuto di alcol) viene lasciato riposare per un mese, quindi sottoposto ad una duplice distillazione.
Questo processo, che inizia a novembre appena il mosto è fermentato, e termina all'inizio della primavera, avviene nell'alambicco charantais ed è appunto doppio.

Dalla prima distillazione, il vino - che all'origine ha un tenore alcolico di 8-9° - si "trasforma" nella cosiddetta flemma (brouillis), che presenta una gradazione alcolica intorno ai 25-30°. Durante la seconda distillazione (bonne chauffe) vengono eliminate la "testa" e la "coda", cioè il primo e l'ultimo prodotto della distillazione; si conserva così il cuore del distillato, un'acquavite incolore con gradazione alcolica di circa 70°.
L'acquavite viene quindi lasciata invecchiare per alcuni anni nelle famose botti di rovere, dove acquista le caratteristiche organolettiche ricercate e subisce un lieve calo della gradazione alcolica (circa un grado per anno di invecchiamento). Se è prevista una conservazione ancor più lunga, dopo molti anni il cognac non viene più conservato in botti di legno (dove si degraderebbe), ma in bocce di vetro raccolte in cantine selezionatissime.
Il colore del cognac così ottenuto varia dal giallo dorato al bruno carico; eventualmente, alle acquaviti più deboli può essere aggiunta una piccola quantità di caramello (non inferiore allo 0,5%).

La legge francese vieta di indicare in etichetta l'anno di distillazione, con l'eccezione del cognac millesimato.

Il distillato, terminata la distillazione, è posto in botti di legno di quercia, prevalentemente della regione Limousin. L'invecchiamento in queste particolari botti fa sì che il distillato acquisisce la sfumatura ambrata e l'aroma particolare che ne sono i caratteri distintivi.

La permanenza minima del distillato nelle botti è fissata a un periodo di 2 Compte. La Compte è l'unità di misura per l'invecchiamento del Cognac. Il periodo di una Compte corrisponde a un periodo che va dal 1º aprile di un certo anno fino al 31 marzo dell'anno successivo.



Il Cognac è servito liscio, in dosi da 4 cl, a una temperatura di 20-22 °C. Servito nel bicchiere Ballon o nel Tulipe per facilitarne la decantazione e per fare in modo che si liberino gli aromi, grazie al calore emanato dalle mani. Questo processo si definisce umanizzazione.
VS o De Luxe (Very Special) - l'acquavite più giovane della miscela deve avere almeno due anni di invecchiamento
VSOP, o Réserve (Very Superior oppure Very Special Old Pale) - l'acquavite più giovane della miscela deve aver almeno quattro anni di invecchiamento
XO (eXtra Old) - l'acquavite più giovane della miscela deve avere almeno 6 anni di invecchiamento; questa è la massima garanzia legale di invecchiamento data dalla AOC del cognac.
Napoléon - è una classificazione non ufficiale che indica un cognac di invecchiamento intermedio tra VSOP e XO.
Vieille Réserve, Hors d'âge, Extra - sono classificazioni usate frequentemente nel commercio, ed indicano cognac di invecchiamento elevato.
Secondo gli usi tradizionali, i cognac vengono invecchiati più a lungo del minimo legale, anche se non è esplicitamente dichiarato.

La quasi totalità del cognac in commercio è una miscela (assemblage) di distillati di origini ed annate diverse. È compito del maître de chai o maestro cantiniere comporre le miscele per ottenere un prodotto costante nel tempo o con particolari caratteristiche di gusto. Spesso le miscele sono composte da decine se non centinaia di distillati. Anche i cognac millesimati sono miscele di acquaviti dello stesso anno. Fanno eccezione a questa consuetudine solo alcuni rarissimi distillati imbottigliati direttamente dalla botte per le loro caratteristiche di gran pregio, che prendono il nome di brut de fût, all'inglese cask strength.

Durante il periodo fascista il nome cognac è stato a forza italianizzato in arzente da Gabriele d'Annunzio, senza successo; in Italia fino al 1949 ogni distillato di vino poteva legalmente chiamarsi cognac, indipendentemente dalla sua origine.

Una convenzione italo-francese (28 maggio 1948) stabilisce che il termine cognac dal 1º gennaio 1950 sia riservato ai soli distillati di vino prodotti nella regione di Cognac. I distillati di vino di altra origine (italiana, ma anche francese al di fuori della zona d'origine) sono perciò definiti brandy; fanno eccezione quelli prodotti nella regione dell'Armagnac che hanno un'AOC autonoma.

Oltre ad entrare in diversi cocktail l'acquavite di cognac è alla base di due note bevande alcoliche: il tradizionale Pineau des Charentes (aperitivo a base di mosto con aggiunta di Cognac) e il Grand Marnier, che è un cognac aromatizzato all'arancia. Il cognac viene altresì impiegato per conservare frutti, ed in alcune altre bevande con succhi di frutta o tè.
Latte e cognac non è un cocktail classico da bar notturno (cocktail bar, o american bar, che dir si voglia) bensì una bevanda calda da bar diurno o addirittura casalinga, molto apprezzata da chi ha il mal di gola. la preparazione della ricetta latte e cognac è semplicissima: riscaldare sul fuoco o nel microonde il latte fino ad una temperatura limite tale per cui il latte può ritenersi bevibile; il bicchiere, o la tazza, dev'essere riempito per circa l'80% (o po più). versare all'interno 20% (scarso) di cognac ed aggiungere alcuni cucchiaini di zucchero se si gradisce rende la bevanda più dolce. e' possibile effettuare delle varianti, ad esempio col whisky o con altri alcolici come il brandy o il rum. latte e whisky l'ho provato ed è ottimo, ma non so se l'accoppiata con gli altri è altrettanto gradevole.


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martedì 5 gennaio 2016

IL PUNCH




Cocktail alcolico diffuso soprattutto nei paesi anglosassoni ma di origine indiana, il punch secondo la ricetta base è molto facile da preparare e può essere gustato in occasione di un cocktail party o anche dopo cena come digestivo. Visto che si beve caldo, questa bevanda è particolarmente indicata nei mesi invernali per curare il raffreddore, ogni forma di raffreddamento, di congestione nasale e pettorale, mal di gola.

200 g di zucchero
1 litro di acqua
50 cl di rum
1 scorza di arancia
1 scorza di limone

Preparare il punch con la ricetta base è davvero molto semplice. Mettete in un tegame lo zucchero e l'acqua e lasciare cuocere a fuoco non troppo vivace fino ad ottenere l'ebollizione. A questo punto, appena la superficie dello sciroppo presenterà delle increspature, togliete il tegame dal fuoco e versatevi il rum e le scorze di limone ed arancia. Poi, mettete subito di nuovo sul fuoco in modo che il liquore riprenda il bollore appena per qualche istante. Quindi togliete dal fuoco e servite il punch caldo, preferibilmente in bicchieri di vetro larghi e preriscaldati.




Il rum è l'ingrediente principale di questo cocktail che conosce, però, anche numerose varianti a base di altre bevande alcoliche come il vino rosso e spezie.

15/16° è l'apporto alcolico di questo cocktail.

L'abbinamento perfetto è con il dolce, quindi con i tipici biscotti di Natale che è molto comune gustare insieme ad un bicchiere di punch caldo facendo visita ad un mercatino di Natale. Oppure con tartine british farcite con marmellata alla frutta o con dolci molto speziati a base di cannella o vaniglia.

E' possibile preparare il punch non solo con la ricetta base. Infatti, in giro per il mondo è possibile assaggiare numerosi varianti di questo cocktail, ottenute semplicemente aggiungendo altri ingredienti a quelli base. Come ad esempio vino rosso e spezie come cannella e garofano per ottenere una bevanda molto aromatica e dal profumo intenso.




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