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giovedì 14 gennaio 2016

LA CURCUMA



La curcuma è una pianta erbacea dal colore giallo-ocra originaria dell'India. Gli indiani ne conoscono i benefici da più di 5mila anni. Sin dall'antichità è conosciuta infatti non solo come spezia, ma anche come colorante e antinfiammatorio.

La curcuma detta anche zafferano delle Indie è una pianta caratterizzata da lunghe foglie di forma ovale che accolgono dei particolari fiori raccolti in spighe, da questi si estraggono i rizomi che prima di essere utilizzati vengono fatti bollire ed essiccare e poi schiacciati con dei particolari attrezzi che danno vita alla"polvere magica". Definire la curcuma come una polvere magica può sembrare un'esagerazione, ma invece non lo è, le proprietà di questa pianta sono tantissime...

La curcuma longa, della famiglia delle Zingiberaceae, detta anche kurkum “zafferano d’india” o “zafferano dei poveri” è una pianta spontanea perenne che può raggiungere il metro di altezza. La si può riconoscere per via delle foglie larghe, i fiori grandi gialli e naturalmente la radice cilindrica, ramificata ed arancione.

La radice è proprio la parte che contiene le proprietà benefiche e si raccoglie in autunno. La si può acquistare fresca o essiccata e macinata.
Si suppone che questa spezia provenga dalla Cina, poiché Marco Polo lo cita nei suoi scritti (XIII secolo), si sa comunque che nasce spontanea sia in Asia che in India e Malesia. Si suppone tuttavia che i primi a scoprirla fossero stati i greci che ne fanno menzione in un libro di medicina, Paracelso inoltre la consigliava per combattere i problemi epatici.

Contiene l’11,2 % di acqua, il 9,9 % di grassi, il 7,8 % di proteine, il 21 % di fibre, il 3,2 % di zuccheri ed il 6 % di ceneri.

Questi i minerali presenti: calcio, sodio, potassio, fosforo, magnesio, ferro, zinco, selenio, manganese e rame.

Contiene le vitamine B1, B2, B3, B6, vitamina C, vitamina E, K e J.

Gli zuccheri si dividono in saccarosio, destrosio e fruttosio.

La curcuma contiene inoltre centinaia di componenti; tuttavia l’attenzione degli studiosi si è concentrata su uno in particolare: la curcumina.

La curcuma viene impiegata nella medicina tradizionale indiana e in quella cinese come disintossicante dell’organismo, in particolare del fegato. Queste proprietà salutari attribuite dalla tradizione popolare sono le stesse che oggi vengono confermate dalla medicina ufficiale, anche alla luce dei numerosissimi studi e scoperte che la scienza attuale ha ufficialmente confermato.
In base a recenti studi è risultato che la curcumina potrebbe essere utile a contrastare l’insorgere di almeno otto tumori: colon, bocca, polmoni, fegato, pelle, reni, mammelle e leucemia. Il particolare che ha “catturato” l’attenzione degli studiosi è il fatto che nei paesi asiatici e in particolare in India, dove il consumo di curcuma è altissimo, l’incidenza dei tumori è molto bassa. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Research, la spezia avrebbe un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel trattamento del tumore alla prostata. Si è inoltre constatato che l’effetto della curcumina è ancora più evidente quando associato ad un isotiocianato presente in verdure come il cavolo, i broccoli o il cavolo rapa.
Vi sono motivi per ipotizzare che il consumo di curcuma possa influire positivamente sulla prevenzione della leucemia nei bambini. È quanto è emerso da alcuni studi condotti alla Loyola University Medical Centre di Chicago.
Molto interessanti le proprietà antiossidanti della curcumina che sono in grado di trasformare i radicali liberi in sostanze inoffensive per il nostro organismo oltre naturalmente a rallentare l’invecchiamento del nostro patrimonio cellulare. Questo è molto importante in molte malattie come ad esempio l’artrite reumatoide dove i radicali liberi sono responsabili dell’infiammazione e del dolore alle articolazioni. Questa combinazione di antiossidanti ed antinfiammatori spiegherebbe perché molte persone con infiammazioni articolari provano sollievo quando consumano la curcuma.
La curcumina ha anche proprietà cicatrizzanti. In India viene applicato il rizoma di curcuma per curare ferite, scottature, punture d’insetti e malattie della pelle con risultati veramente soddisfacenti.
La curcuma, la curcumina per essere più precisi, ha anche proprietà antinfiammatorie molto marcate, tanto che il suo effetto è paragonabile a quello di alcuni farmaci antinfiammatori senza però avere effetti collaterali. Tali proprietà apportano benefici in caso di artrite. Questa patologia infatti è provocate da una sorta di infiammazione delle articolazioni. A differenza dei farmaci antinfiammatori che sono associati ad effetti tossici (ulcere e riduzione dei globuli bianchi), la curcuma è un antinfiammatorio naturale che non presenta effetti collaterali.




La curcuma ha anche proprietà che apportano benefici alla funzione cerebrale e di conseguenza la sua assunzione può essere utile per prevenire alcune patologie come la depressione ed il morbo di Alzheimer. Si ritiene che la spezia sia anche in grado di aumentare memoria ed intelligenza ma non vi è ancora nulla di certo, gli studi riguardo a questa proprietà sono ancora in corso.
La curcuma è in grado di rafforzare il tessuto endoteliale, ovvero il rivestimento dei vasi sanguigni. La disfunzione endoteliale è una delle principali cause delle malattie cardiache e ha come conseguenza l’incapacità dell’endotelio di regolare la pressione sanguigna e la coagulazione del sangue. Gli studi hanno dimostrato che la curcuma apporta miglioramenti alla funzione endoteliale con i conseguenti benefici per la salute del cuore e dell’apparato cardiocircolatorio.
Secondo una ricerca indiana pubblicata sul Journal of Physiology and Pharmacology, la curcuma, nello specifico la curcumina, sarebbe in grado di prevenire l’ossidazione del colesterolo. Una volta ossidato il colesterolo si deposita nei vasi sanguigni con gravi rischi per la salute che possono manifestarsi con attacchi di cuore o ictus. Oltre a questa proprietà la curcuma è in grado di ridurre di circa l’11 % i livelli di colesterolo cattivo LDL e di aumentare del 29 % quelli del colesterolo buono HDL.

La polvere di curcuma è l’ingrediente che dà il colore caratteristico al curry; il sapore è molto volatile mentre, al contrario, il colore si mantiene inalterato nel tempo.

Per questo motivo è una sostanza che viene largamente impiegata nel ramo alimentare come colorante, il suo codice è E 100; alimenti come il formaggio, yogurt, mostarda, brodi vari in scatola e altri ancora vengono spesso colorati con derivati di questa radice.

Per un uso salutistico è sufficiente riuscire ad integrarla nella nostra dieta quotidiana. Un paio di cucchiaini da caffè al giorno sono la dose ideale; si può aggiungere a fine cottura di molti alimenti ma si può anche aggiungere a vari tipi di yogurt o farne una salsa.

È importante ricordare che la curcuma va assunta insieme al pepe nero o al tè verde per facilitarne l’assorbimento. Non solo. Anche l’abbinamento a qualche grasso, tipo olio d’oliva, burro, o quant’altro, facilita l’assorbimento della curcuma.

Da non confondere con il curry, la curcuma è una polvere giallo scuro che deriva da una pianta appartenente alla famiglia dello zenzero. Il suo assorbimento da parte del nostro organismo è piuttosto basso e questa particolarità ne rende l’impiego molto sicuro, in quanto diventa molto difficile assumerne quantità notevoli poiché sarebbero dannose all’organismo.
Viene normalmente venduta in polvere. In questo caso va conservata dentro a un vaso di vetro sigillato ed in un  luogo fresco e asciutto per mantenerne più a lungo l’aroma.

È meglio che il vaso non sia trasparente così da non far filtrare la luce che danneggerebbe le proprietà della “preziosa” polvere.

L’olio di curcuma può essere impiegato per sostituire l’olio di oliva in tutti i suoi usi. Apporta benefici al metabolismo del fegato e dei grassi in generale.                                                          

Ingredienti per 50 cl. di olio:                  
50 cl. di olio extravergine di oliva
3 cucchiaini di curcuma in polvere

Mettere l’olio e la curcuma in un barattolo con chiusura ermetica e mescolare bene fino ad amalgamare completamente i due ingredienti. Lasciare macerare il tutto ricordandosi di agitare bene il contenitore una volta al giorno.

Trascorsi sette giorni non agitate il barattolo e travasate il tutto in una bottiglia di vetro evitando di far scendere la curcuma che nel frattempo si sarà depositata sul fondo. Grazie alle sue proprietà antiossidanti è chiamato anche olio della giovinezza.

Un cucchiaino di curcuma corrisponde a 2 calorie.

In cosmesi la curcuma è presente nelle formule di prodotti solari, antirughe, purificanti della pelle e antiforfora.

La curcumina è presente nella spezia nella quantità pari al 3 % del peso totale.

Purtroppo, come avviene in molti altri campi, la spezia gialla viene aggiunta dalle aziende poco serie per “allungare” il più costoso zafferano; in questo caso, fortunatamente, viste le proprietà salutari della curcuma, non vi sono problemi.

Sono stati effettuati alcuni studi su pazienti con problemi di depressione e la curcuma ha rivelato di avere effetti simili a quelli dei farmaci antidepressivi.

Come preparare una bevanda ayurvedica: questa bevanda, chiamate golden milk, si prepara miscelando con curcuma, acqua, latte, anche vegetale volendo, e miele. Si tratta di un ottima bevanda corroborante, digestiva ed antinfiammatoria.

Come preparare la tisana alla curcuma: versare 2 cucchiaini di polvere di curcuma in un bricco di acqua bollente, aggiungere un cucchiaino di miele e di succo di limone con un pizzico di pepe nero. Perché il pepe nero? Migliora l’assorbimento delle proprietà benefiche della curcuma. Ottimo rimedio contro il raffreddore.

Si consiglia di non utilizzare la curcuma se si è allergici anche ad uno solo dei principi attivi.

Se assunta smodatamente può provocare: ulcere, dissenteria, nausea, meteorismo e calcoli.

Se ne sconsiglia l’uso a persone con disturbi emofili, calcoli e donne in attesa.

La curcuma è considerata un portafortuna e le spose indiane ne portano al collo un piccolo pezzo nel giorno delle nozze. La curcuma è anche l’ingrediente principale del masala, tipica miscela di spezie indiana ma viene anche adoperata come colorante.







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giovedì 17 settembre 2015

Andiamo al FAST FOOD? No Grazie!!!!!



Una tenera mamma che allatta, ma il bebè sembra succhiare non il seno quanto un enorme hamburger imbottito di formaggio a più strati o altri cibi "fast food". Il manifesto choc fa parte di una campagna brasiliana che punta a mettere in guarda le mamme sui pericoli per i propri figli rappresentati da una dieta non salutare. E se lo slogan è chiaro - "Tuo figlio mangia ciò che mangi tu" - le immagini sono forti.
La campagna è stata studiata per la Pediatric Society of Rio Grande brasiliana, e realizzata dalla agenzia Paim, proprio per ricordare alle neomamme che possono danneggiare la salute del proprio bambino scegliendo una dieta povera di nutrienti o ricca di sostanze nocive.

I rischi per il feto. «Se la madre si nutre male e aumenta anche di peso - spiega Claudio Giorlandino, ginecologo, segretario generale Sidip, Italian College of Fetal Maternal Medicine - il suo comportamento alimentare può predisporre il feto a un dismetabolismo, ossia all'alterazione del metabolismo. E una tipica malattia del dismetabolismo è il diabete. C’è da dire che da noi le donne in gravidanza sono più attente alla dieta. Tra l’altro si tratta di una dieta mediterranea».
Ma la gravidanza, evidenzia, «non è una malattia e deve essere vissuta con estrema serenità. Se stravolgere le proprie abitudini in vista di una possibile gravidanza è controindicato, perché può provocare eccessivo stress, adottare alcuni comportamenti può essere di grande aiuto. Non solo per il concepimento, ma anche per migliorare il proprio stato di salute. L'alimentazione è importantissima. Un regime corretto riduce il rischio di malattie croniche, anche gravi, a carico del nascituro, quali diabete, obesità, patologie cardiovascolari, tumori e malattie mentali».

C'è poco da dire, il cibo da fast food fa male alla salute. Non parliamo soltanto dei danni che produce alle nostre arterie o al peso in eccesso che fa accumulare, infatti dietro un appetitoso hot-dog può nascondersi la depressione.
Quindi in gioco c'è anche la salute psichica. È quello che emerge da uno studio eseguito dai ricercatori spagnoli delle Università di Las Palmas e di Granada. La ricerca, pubblicata su Public Health Nutrition, riferisce che assecondare il proprio desiderio consumando questo tipo di alimenti aumenta fino al 51% il rischio di una depressione.
Lo studio ha coinvolto per circa sei mesi di osservazione 8.964 persone e ha cercato di far luce sulla relazione esistente tra stile alimentare, tipo di alimentazione e salute psichica.
A finire sul banco degli accusati non ci sono soltanto patatine fritte, hamburger e hot-dogs ma anche tutti quei prodotti da forno come ad esempio le merendine preconfezionate di produzione industriale.
Lo studio spagnolo di fatto conferma i risultati di un'altra ricerca pubblicata sulla rivista PloS che aveva rappresentato intorno al 40% il maggior rischio di depressione.
Quindi l'effetto sulla salute psichica prodotto dai cosiddetti cibi spazzatura viene confermato. E sembra evidente l'esistenza di una relazione del tipo dose-risposta, cioè che più si consumano alimenti fast-food e maggiore è il rischio.
Nel loro lavoro i ricercatori hanno anche tracciato un profilo di chi maggiormente privilegia il consumo del cibo fast-food. Secondo gli studiosi quello ad essere più sedotto da un bell'hamburger pieno di grassi insaturi è single, non fa attività fisica, mangia poca verdura, frutta o pesce.



I bambini e i giovani che mangiano nei fast food più volte alla settimana, soffrono con maggiore frequenza di asma grave, raffreddore da fieno ed eczemi. A questo risultato è giunto uno studio internazionale coordinato da un team di ricercatori dell'Università dell'Auckland in Nuova Zelanda.

Gli scienziati hanno analizzato i dati di circa 180.000 bambini di età compresa tra i sei e i setti anni e di circa 320.000 giovani di età compresa tra i 13 e i 14 anni. I giovani soggetti sottoposti al test e i loro genitori hanno fornito indicazioni sulla frequenza con la quale si erano presentati determinati sintomi per malattie come l'asma, il raffreddore da fieno e gli eczemi nei dodici mesi precedenti. Il sintomo preso in considerazione per l'asma era una respirazione da difficile ad affannosa, per il raffreddore da fieno (rinocongiuntivite allergica) la rinorrea, l'ostruzione nasale nonché la lacrimazione e il prurito agli occhi, e per gli eczemi le eruzioni cutanee pruriginose. Si doveva anche stimare quanto tali disturbi rendessero difficile la vita quotidiana e il sonno. Ai partecipanti sono state anche poste domande sulle loro abitudini alimentari settimanali.

Un consumo di prodotti fast food per tre o più volte alla settimana, aumentava il rischio di asma grave del 39% nei giovani e del 27% nei bambini. Cresceva anche la probabilità di soffrire di eritemi pruriginosi e raffreddore da fieno grave, indipendentemente dal sesso e dalla situazione economica dei soggetti sottoposti al test. Il consumo di frutta, al contrario, aveva un effetto positivo: se la frutta era presente nel menù per almeno tre volte la settimana, si riduceva la gravità dei sintomi asmatici dell'11 per cento sui giovani e del 14 per cento sui bambini. Un maggiore consumo di verdura aveva sui bambini almeno un effetto profilattico.
La relazione tra un elevato consumo di fast food e la comparsa delle malattie era superiore nei giovani rispetto ai bambini. Questo dipende probabilmente dal fatto che i teenager sono più liberi e indipendenti nella scelta degli alimenti che vogliono consumare. Secondo gli scienziati, gli effetti negativi sono dovuti agli acidi grassi saturi e trans contenuti negli hamburger, nelle patatine & co., che incidono negativamente sul sistema immunitario. La frutta al contrario è ricca di antiossidanti e altre sostanze preziose. Sono comunque necessarie ulteriori ricerche per consolidare i risultati ottenuti.

Il fast food, in italiano cibo veloce, è un tipo di distribuzione alimentare nato nei paesi anglosassoni, che a partire dagli anni '80 si è diffuso rapidamente in quasi tutto il mondo; fast food è un metodo di ristorazione collettiva (fisso o mobile) incentrato sulla produzione e somministrazione VELOCE di alimenti ECONOMICI, dal costo SOSTENIBILE per la popolazione media.
Il basso valore nutritivo degli alimenti distribuiti nei fast food, associato ad una strategia commerciale incentrata sull'ottimizzazione del profitto, compromette significativamente la salubrità del pasto, esponendo i consumatori a rischi di notevole importanza.
Anche le bibite gassate e/o dolci e la birra sono da considerare cibi spazzatura o junk food.

I rischi dei fast food legati ai "cibi spazzatura - junk foods" sono numerosi. Quel che è certo, è che tutte le forme di fast food NON possiedono un bilancio nutrizionale idoneo; quest'affermazione potrebbe essere ribattuta affermando che l'idoneità di ogni alimento nella dieta deve essere valutato in base alla contestualizzazione GIORNALIERA dei pasti. Tuttavia, osservando accuratamente tutti i prodotti dei fast food, è abbastanza lampante che ognuno di essi possiede una o più caratteristiche negative quali:
Densità energetica elevata
Basso quantitativo di acqua (bibite a parte), pochi sali minerali e vitamine tipici degli ortaggi freschi
Apporto notevole di: grassi saturi, idrogenati e colesterolo; ma anche di saccarosio e/o dolcificanti, e alcol
Basso quantitativo di fibra alimentare
Alta razione di cloruro di sodio
Scarsa concentrazione di grassi essenziali.
I rischi dell'alimentarsi frequentemente con fast food sono legati all'incremento del peso (massa adiposa), alla potenziale alterazione del metabolismo lipidico (ipercolesterolemia ed ipertrigliceridemia), glucidico (iperglicemia e diabete) e pressorio ematico (preipertensione e ipertensione), ed alla carenza in vitamine, sali minerali e fibra alimentare tipici degli ortaggi e della frutta freschi.



I rischi dei fast food provocati dall'elevata concentrazione di molecole tossiche riguardano soprattutto la contaminazione da:
Idrocarburi policiclici aromatici e relativi EPOSSIDI (metaboliti epatici)
Acroleina e formaldeide
Acrilamide
Gli idrocarburi policiclici aromatici derivano dalla carbonizzazione dei grassi e delle proteine alimentari; sono pericolosi per la salute umana perché aumentano i rischi di mutazione cellulare del DNA provocando CANCEROGENESI soprattutto ai tessuti esofagei, gastrici, intestinali ed epatici.
L'acroleina e la formaldeide invece vengono liberati SOLO dalla combustione del glicerolo presente nei grassi: essendo sostanze volatili aumentano significativamente i rischi di: irritazione delle muscose oculari e nasali, tumori esofagei e probabilmente leucocemie.
L'acrilamide viene liberata dalla carbonizzazione dei carboidrati e anch'essa favorisce i rischi di cancerogenesi.
Queste molecole vengono liberate a causa di alcuni tipi di cottura quali: frittura, cottura alla piastra e cottura alla griglia, e sono presenti sia negli alimenti fast-food, sia nell'aria delle cucine e/o sale dei ristoranti arrecando danno sia all'operatore che al consumatore.
Si noti come tutti i cataboliti tossici sopra indicati, che aumentano sensibilmente i rischi di cancerogenesi, vengano racchiusi in un unico pasto a base di hamburger e patatine fritte; al contrario, i cibi poco bilanciati di origine italiana (piadine, panini con i salumi, pizza ecc.) NON incrementano significativamente i suddetti rischi.

Nei fast food esiste una buona possibilità di contrarre alcune malattie alimentari; in realtà sarebbe più corretto parlare sia di infezioni, sia di intossicazioni e tossinfezioni, poiché è possibile ammalarsi sia per i batteri (o virus) patogeni che per le loro tossine o per entrambi.
I rischi di contrarre queste malattie sono legati prevalentemente al consumo di cibi NON salubri, quindi contaminati (come la carne macinata), che oltretutto non raggiungono temperature di cottura sufficienti al centro dell'alimento.
A tal proposito, alcuni pensano (compresi gli alimentaristi poco competenti) che "una buona cottura" possa sterilizzare i cibi rendendoli innocui... nulla di più pericoloso! Ricordiamo che SOLO la carica batterica e le ESO-tossine PROTEICHE possono essere annientati dalla cottura, batteri Gram positivi (+), mentre i batteri Gram negativi (-) possiedono ENDO-tossine LIPIDICHE di membrana termoSTABILI capaci di originare intossicazioni alimentari ANCHE dopo la morte del batterio stesso! In definitiva, un alimento contaminato favorisce sempre i rischi di intossicazione alimentare e la politica commerciale dei fast food ("poca spesa e tanta resa!") può favorirne la distribuzione al pubblico ed il contagio.

Come se non bastasse, abituare le persone (soprattutto giovani e giovanissimi) ad alimentarsi presso i fast food, rappresenta un fattore DISeducativo che aumenta sensibilmente tutti rischi di cui sopra... soprattutto in presenza di abuso alimentare (sempre più frequente). I bambini si abituano ai sapori molto dolci, salati e "unti", consolidando pessime abitudini alimentari perseguite anche nell'alimentazione casalinga.







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