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sabato 27 agosto 2016

L'AMATRICIANA



Gli spaghetti all'Amatriciana, sono uno dei simboli della tradizione culinaria Italiana.

La ricetta originale, nata ad Amatrice, una piccola cittadina Laziale al confine con l'Abruzzo, prevede rigorosamente gli spaghetti e non i bucatini tant'è che persino i cartelli Comunali all'ingresso della città indicano "Amatrice, Città degli Spaghetti".

Nel tempo la ricetta è stata acquisita dalla cucina romanesca che ne ha modificato uno degli ingredienti base, gli spaghetti con i bucatini. In passato la ricetta era un pasto povero dei pastori ed era in bianco, solamente spaghetti, guanciale e pecorino e null'altro.

In questa versione originale della matriciana o amatriciana, non va assolutamente usata la cipolla , aglio in camicia e la pancetta.  L'errore che molte persone e ristoranti italiani fanno è l'uso della  cipolla e dell'aglio, anche se la cipolla e l'aglio ci possono stare bene, comunque ne altera il sapore. La ricetta chiamata matriciana e non amatriciana, come da testimonianze, in quanto  gli  abitanti di Amatrice usavano chiamarsi  “ Matriciani ”, senza la A di conseguenza anche la famosa pasta veniva chiamata  “ Matriciana ”, col tempo per un fenomeno linguistico è diventata amatriciana. Questo piatto era il pasto principale dei numerosi pastori che vivevano sulle montagne di Amatrice, ma la preparavano senza il pomodoro. Questa versione è chiamata pasta alla " Gricia  ". I pastori portavano nei loro zaini, pezzi di pecorino, sacchette di pepe nero, pasta essiccata, guanciale e strutto.

Con delibera 27/2015, il Comune di Amatrice ha formalizzato le ricette, sia della versione bianca, sia della versione rossa, in un Disciplinare di produzione De.C.O. Come chiaramente indicato nel disciplinare, non sono previsti né aglio né cipolla. Inoltre il Comune di Amatrice, col pieno supporto della Regione Lazio, nel 2015 ha iniziato il percorso, volto a ottenere il prestigioso riconoscimento europeo STG della salsa, per un'ulteriore tutela dell'originalità della ricetta. Come formato di pasta da condire nell'amatriciana originale, occorre rigorosamente usare quello degli spaghetti.



Per quanto originaria d'Amatrice, la ricetta si è diffusa a Roma e nel Lazio, diventando così uno dei piatti tradizionali della capitale e della regione. L'amatriciana esiste in diverse varianti, dipendenti anche dalla disponibilità di alcuni ingredienti. Mentre ognuno concorda sull'uso del guanciale, il pomodoro non è riportato nel manuale di Gosetti. La cipolla non è usata ad Amatrice, ma è riportata nei manuali classici della cucina romana. Sebbene nelle ricette più vecchie non venga indicato alcun grasso di cottura, o meglio sia utilizzato il grasso del guanciale, di solito come grasso di cottura viene usato prevalentemente l'olio extravérgine d'oliva. L'uso dello strutto è anche attestato.

L'uso dell'aglio soffritto in olio extravérgine d'oliva, prima d'aggiungere il guanciale, è anche possibile, mentre come formaggio può essere usato sia il pecorino romanosia quello di Amatrice (proveniente dai Monti Sibillini o dai Monti della Laga). L'uso di pepe nero o peperoncino è anche attestato.

È consuetudine condire con l'amatriciana gli spaghetti, i bucatini, i tonnarelli o i rigatoni.

L'amatriciana, adattata alle regole del Casherut, è presente nella cucina giudio-romana. Nella preparazione non si usano il pecorino o altri tipi di formaggi, si utilizza olio d'oliva al posto dello strutto e la carne secca di manzo sostituisce il guanciale di maiale.

Agli "Ingredienti degli spaghetti all'amatriciana e città di Amatrice", il 29 agosto 2008, è stato dedicato un francobollo, policromo e dentellato, emesso dalla Repubblica Italiana, del valore di 0,60 euro.

Ricetta della matriciana per  4  persone

400 grammi spaghetti di pasta secca di semola di gran duro di produzione italiana di alta qualità.

250 grammi guanciale di Amatrice, (da non usare la pancetta è ricavata dalla pancia del maiale troppo salata, ne altera il sapore). Il guanciale è ricavato dal muso del maiale quindi è un grasso più nobile con il sapore più delicato e profumato è l'ingrediente indispensabile per la preparazione della matriciana, senza di esso, non è sugo alla matriciana.

500 grammi di pomodoro fresco quello casalino rosso e ben maturo in alternativa scatola di pelati.

150 grammi di pecorino di Amatrice, il sapore molto delicato, non salato e leggermente piccantino , (evitare quello romano, al palato risulta forte e  salato, ne altera il sapore ).

1 cucchiaio di strutto, all'epoca si usava lo strutto con il suo sapore dolce e delicato, e serviva anche come lubrificante per le padelle in ferro. (da non usare l'olio, con la sua acidità ne altera il sapore).

1 peperoncino rosso non troppo piccante.

1 pugno di sale grosso per la pasta.



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giovedì 1 ottobre 2015

GLI SPAGHETTI




Joe Bastianich ha scelto gli spaghetti al pomodoro per rappresentare la sua visione di Expo 2015. AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta) sostiene questa candidatura: “Gli spaghetti al pomodoro sono anche per noi il piatto simbolo di un’alimentazione sana ed equilibrata che trova nei carboidrati complessi la scelta vincente in chiave di gusto e salute. E’ anche la ricetta di pasta più amata dagli italiani”. Dati Doxa/AIDEPI, il 67% dei nostri connazionali preferisce gli spaghetti a qualsiasi altra tipologia di pasta e il sugo di pomodoro, con il 28% delle preferenze, “batte” ogni altro condimento. Omaggio alla ricetta di pasta più amata e imitata al mondo. Tra rivisitazioni dei grandi chef, storia, letteratura e stereotipi duri a morire…

Joe Bastianich, che ha scelto gli spaghetti al pomodoro come ricetta per rappresentare il suo modo di vedere l’Expo di Milano, ha spiegato la scelta alla sua maniera: “E’ la ricetta più semplice, bella e buona, come me". Nel suo giudizio sugli spaghetti al pomodoro, scopriamo però che il giudice di Masterchef è in buona compagnia. Gli spaghetti hanno successo anche in Usa, dove 8 americani su 10 mangiano pasta una volta a settimana e per il 40% di loro gli spaghetti sono il formato senza rivali… tanto che anche per la festa di San Patrizio fanno furore sul web ricette in versione green, come gli spaghetti all’avocado rilanciati su Foodsta.com, uno dei blog più seguiti negli States.
Stessa musica anche nel Bel Paese: per gli italiani sono gli spaghetti il formato preferito. E la salsa al pomodoro il condimento più amato. Candidando quindi questo piatto, dall’alto dei nostri consumi (siamo leader mondiali con 26 kg pro capite), a ricetta più amata e consumata al mondo. Secondo una ricerca Doxa/AIDEPI, il 67% dei nostri connazionali preferisce gli spaghetti a qualsiasi altra tipologia di pasta, battendo, anche se solo di un’incollatura, la pasta corta (64% per fusilli, rigatoni penne), mentre lasagne, farfalle, tagliatelle e cannelloni (tutti con gradimenti compresi tra il 28% e il 35%), restano indietro di parecchie lunghezze. Tra i condimenti preferiti dagli italiani, vince proprio il sugo con il pomodoro (28%), davanti al ragù di carne (26%) e, lontanissimi, frutti di mare, carbonara e pesto alla genovese (tutti tra il 5% e il 7%).
Anche sul web lo spaghetto “batte” tutti i formati concorrenti: con 122 milioni di citazioni nella ricerca su google, solo le penne riescono a tenergli, in qualche modo (20 milioni di citazioni), testa, mentre tutti gli altri formati più noti (dai rigatoni alle tagliatelle, dalle fettuccine ai tonnarelli, dalle farfalle ai paccheri ai fusilli) insieme raggiungono appena i 18 milioni di ricorrenze.
“Condividiamo la scelta di Bastianich – afferma Riccardo Felicetti, Presidente del Gruppo Pasta di AIDEPI – e accettiamo anche noi di sostenere, come AIDEPI, gli spaghetti al pomodoro come piatto simbolo dell’EXPO, perché rappresenta alla perfezione un’alimentazione sana ed equilibrata che trova nei carboidrati complessi la scelta vincente in chiave di gusto e salute. Gli spaghetti al pomodoro sono probabilmente la ricetta simbolo della cucina italiana nel mondo, quella che più ci rappresenta. E noi siamo orgogliosi di avere contribuito a costruire questo mito del Made in Italy alimentare. Un piatto ‘perfetto’ proprio perché semplice, iconico perché immediato, evocativo nei suoi colori e nella sua genuinità. Expo è il momento ideale per riscoprire la tradizione e la modernità di questo piatto”.
Spaghetti o vermicelli (dunque) di grano duro, pomodoro San Marzano o pomodorino del Piennolo, olio extravergine di oliva e una foglia di basilico: si dice che il piatto di pasta più difficile per uno chef sia proprio questo, perché la semplicità della pasta è al contempo raffinatezza ed equilibrio.



È arduo definire gli spaghetti un’invenzione: si tratta, in effetti, del semplice "sfruttamento"  di una risorsa naturale, il frumento. Tale alimento è conosciuto da circa 10.000 anni ed è davvero da moltissimo tempo che l'uomo coltiva, raccoglie e frantuma frumento per ottenerne farina.

Questa, impastata con acqua e poi cotta o sulla pietra o in acqua bollente, creava una pietanza dal sapore gradevole e di facile impiego, che poteva essere condita a piacimento. Non è dunque corretto sostenere che fu Marco Polo a introdurre tale cibo in Italia nel 1295, al suo ritorno dalla Cina, in quanto l’Italia ne faceva già abbondante uso.

Meglio affermare che gli spaghetti, come i maccheroni, sono nati per sfamare il popolo dei paesi che coltivavano il frumento, ma che l’Italia è sicuramente il paese che li ha resi famosi e ne ha coltivato la tradizione e il consumo.

Un nuovo ritrovamento archeologico mette forse la parola fine alla querelle che da anni vede contrapposti italiani, cinesi e arabi: chi ha per primo inventato gli spaghetti?

La stampa internazionale, infatti, ha dato largo spazio a una scoperta effettuata nella cittadina di Laja, nei pressi del fiume Giallo, nella zona nord ovest della Cina: un team composto da archeologi dell'Istituto di Geologia e Geofisica dell'Accademia delle Scienze Cinese, insieme ai colleghi dell'Istituto di Archeologia ha infatti ritrovato un piatto di spaghetti che è risultato avere circa 4.000 anni.

A quanto risulta dai primi accertamenti, il pasto venne interrotto a causa di un terremoto o di qualche altro evento del genere e il piatto è stato ritrovato capovolto e ricoperto da tre metri circa di sedimenti. Foto e testimonianze dell'avvenimento sono state pubblicate in esclusiva dalla rivista scientifica Nature .

Gli esami effettuati dagli scienziati cinesi hanno confermato ciò che alcuni esperti già sostenevano da tempo: sono stati i cinesi e non gli italiani o gli arabi a inventare gli spaghetti per primi.

"L'argomento è da sempre presente nelle discussioni a cena tra italiani e cinesi – spiega Beniamino Natale, corrispondente da Pechino dell'agenzia di stampa italiana Ansa – ma se loro hanno sempre sostenuto di averli inventati, noi italiani abbiamo risposto che li abbiamo sempre cucinati meglio ".

Leggenda vuole che sia stato Marco Polo a raccontare in Italia dell'esistenza di questo tipo di pasta . " Qui in Cina, sempre bonariamente, oltre a sostenere di avere inventato tutto loro, e quindi naturalmente anche gli spaghetti, ci accusano perché proprio con Marco Polo avremmo sottratto i segreti di tale arte " prosegue Natale.

La storia degli spaghetti inizia oltre mille anni fa. Oggi, grazie ai documenti ritrovati e alle testimonianze in diversi scritti, anche gli esperti italiani riconoscono la paternità cinese dell'invenzione. "Questa scoperta non mi stupisce" rivela Paolo Petroni, consigliere nazionale dell'Accademia italiana della cucina e autore "Spaghetti amore mio" , (Edizioni Il Centauro – 2005). "Era già abbastanza noto che fossero stati loro i primi a creare gli spaghetti in tempo remotissimo, la datazione era incerta. Ma la vera disputa riguarda lo spaghetto essiccato, del quale non sappiamo quasi nulla ".

L'arte dell'essiccazione è la vera discriminante nella produzione degli spaghetti: deve avvenire dall'interno verso l'esterno, e non viceversa altrimenti la pasta marcisce. I primi documenti italiani in cui la pasta essiccata – e cioè a lunga conservazione, così come la conosciamo oggi – viene nominata, risalgono al 1100, molto prima del 1295, anno in cui Marco Polo scrisse il Milione. "Furono gli arabi a portare in Italia gli spaghetti – sostiene Petroni –; alcuni testi rivelano come in Sicilia, intorno all'anno 1000 , fossero già presenti e da lì esportati in tutto il Mediterraneo ".

Ma non si sa con certezza se il procedimento di essiccazione venne inventato dagli arabi o se lo impararono da qualcun altro . "Manca nella ricostruzione storica l'anello di congiunzione tra l'invenzione cinese della pasta fresca e l'inizio dell'uso dell'essiccazione " conferma il consigliere nazionale dell'Accademia italiana della cucina.

Come hanno accolto in Cina questa notizia? "Al momento, dalle nostre fonti ufficiali, non risulta alcuna notizia riguardante il ritrovamento di spaghetti atavici : non posso pertanto confermare la veridicità della notizia da parte cinese ", spiega Paolo Alberto Volpe di China Radio International .

Anche se in base agli ultimi ritrovamenti e ad alcuni documenti pare ormai certo che non furono gli italiani a inventare gli spaghetti, quello che è certo è che oggi questo prodotto viene associato immediatamente al "Bel Paese" in tutto il globo. "Questo – dice ancora Pieroni - è dovuto a un semplice fatto: solo in Italia c'erano le condizioni climatiche ideali affinché questo processo si verificasse al meglio. Una tradizione poi completamente persa negli anni negli altri Paesi". I primi pastifici della storia risalgono al 1794, a Savona, e nelle zone limitrofe, come Genova e Imperia . Solo negli anni successivi si diffusero anche a Napoli e nel resto del Paese.



La prima attestazione della pasta essiccata in Italia e dell'esistenza dell'industria della pasta si rintraccia nella descrizione della Sicilia tramandataci da Idrisi al tempo di Ruggero II. Nel Libro di Ruggero pubblicato nel 1154, Al-Idrisi, geografo di Ruggero II di Sicilia, descrive Trabia, un paese a 30 km da Palermo, come una zona con molti mulini, dove si fabbricava una pasta a forma di fili leggermente arrotondati, chiamata 'itrya' (dall'arabo itryah che significa "focaccia fine tagliata a strisce", queste ultime sono prodotte ancor oggi dalle massaie di Puglia e di Sicilia, e vengono chiamate con il termine dialettale trija), che veniva spedita con navi in abbondanti quantità per tutta l'area del Mediterraneo sia musulmano che cristiano, dando origine ad un commercio molto attivo, che dalla Sicilia si diffondeva soprattutto verso nord lungo la penisola italica e verso sud fino all'entroterra sahariano, dove era molto richiesto dai mercanti berberi.

Nell'opera del poeta e commediografo napoletano Antonio Viviani, “Li maccheroni di Napoli”, pubblicata nel 1824, compare invece per la prima volta il termine spaghetti (inteso come diminutivo-vezzeggiativo della parola ''spago''), e vi sono illustrate le varie fasi della lavorazione. Le fonti letterarie anteriori, invece, utilizzano per descrivere lo stesso alimento, in alternativa rispetto a "spaghetti", le parole ''vermicelli'', "maccheroni" o ''maccaroni''.

Per quanto riguarda il tipo di consumo, in origine gli spaghetti, come tutte le paste asciutte, erano perlopiù conditi di solo olio d'oliva, formaggio e pepe. Solo tra la fine del XVII sec. e gli inizi del XVIII si afferma l'uso di condire la pasta con il pomodoro. La prima testimonianza in tal senso è iconografica e si ritrova in un presepe napoletano databile agli inizi del settecento, conservato nella Reggia di Caserta, nel quale due contadini arrotolano attorno alla forchetta i primi spaghetti colorati di rosso. Bisognerà però attendere la metà del XVIII secolo per vedere pubblicata la prima ricetta in cui la pasta sia abbinata al pomodoro.Mentre nel 1839 Ippolito Cavalcanti pubblica la seconda edizione del suo celebre trattato "Cucina teorico pratica" che, riprendendo quella che doveva essere una abitudine diffusasi tra il popolo, ci riporta due distinte ricette in tal senso: ''I Vermicelli con lo pommodoro'' ed il Ragù napoletano.

Lo spessore indicato dal numero può variare leggermente da un produttore ad un altro; può variare anche l'aspetto a seconda del tipo di trafilatura usato, cioè la superficie può presentarsi liscia o rugosa, quest'ultima è ottenuta con trafile in bronzo. I capelli d'angelo sono probabilmente la variante più simile all'antico progenitore siciliano, ancora oggi chiamati tria in Sicilia ed in Puglia.

La scelta di una trafilatura rispetto ad un'altra dipendono dal tipo di condimento da abbinare.

In Italia vengono preparati secondo diverse e molteplici ricette tradizionali, spesso con salsa di pomodoro e spolverati con un formaggio (di solito duro e stagionato) grattugiato, il tutto accompagnato con foglie di basilico.

All'estero gli spaghetti sono serviti con numerose varianti, spesso dettate da semplice ricerca di originalità o da trasposizione di ricette per altri tipi di pasta; si possono così trovare, ad esempio, spaghetti al prosciutto, guarniti con ampie fettine di prosciutto e senz'altro condimento, oppure gli spaghetti bolognese (venduti anche in lattina nel Nord-Europa), inesistenti nella tradizione italiana, contenenti una sorta di ragù alla bolognese e gli spaghetti già cotti.

Esiste una vasta documentazione fotografica e letteraria che illustra come nei vicoli di Napoli e di altre città dell'Italia meridionale, ancora sino alla fine del XIX secolo, gli spaghetti venissero mangiati con le mani, nonostante la forchetta si fosse già ampiamente diffusa da secoli, ma ciò era in parte dovuto all'abitudine perpetratasi fin dal basso medioevo di consumare le paste e soprattutto gli spaghetti senza posate, costume acquisito nei tempi in cui queste ultime non esistevano. C'è da dire anche che le comuni forchette allora in uso, avevano solo tre rebbi ed inoltre erano piuttosto appuntite, il che le rendeva poco pratiche all'uso. Tutto ciò aveva anche un risvolto politico, rendendo di fatto improponibile la presentazione nei pranzi ufficiali, di quella che già all'epoca era considerata una specialità che nell'ex Regno Delle Due Sicilie, era più adatta al popolo che all'aristocrazia, la pasta. Fu quindi per volontà di Ferdinando II di Borbone e grazie all'ingegno del ciambellano di corte, Gennaro Spadaccini, che si risolse il problema. Lo Spadaccini introdusse un quarto rebbio e ridusse le dimensioni dei forchettoni allora in uso, risolvendo in tal modo il problema dei maccheroni a corte, che si diffusero anche sulle tavole della nobiltà. Ciononostante l'abitudine di mangiare la pasta con le mani perdurò ancora per parecchi decenni.

Gli spaghetti sono i memorabili comprimari di una gag della commedia Miseria e nobiltà (di Edoardo Scarpetta), interpretata anche per il cinema da Totò, nella quale a un certo punto finiscono nelle tasche del misero protagonista che, dovendoli nascondere, li mette al sicuro nella giacca.

Ugualmente, un piatto di spaghetti è protagonista in una celeberrima e comica sequenza del film Un americano a Roma, con un giovane Alberto Sordi in versione yankee alle prese però con un italianissimo piatto extra-large di spaghetti (molto) conditi al pomodoro:

« Maccarone, m'hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno, ahmm! »
(Nando Mericoni rivolto ad un piatto di pasta)
Proprio per essere tipici dell'Italia, gli spaghetti hanno legato il loro nome ad un genere cinematografico, lo spaghetti-western, ovvero film western prodotti e diretti da registi italiani, diventati celebri in tutto il mondo, citiamo, tra i molti che si sono cimentati in questo genere con alterne fortune, il più conosciuto di tutti, cioè Sergio Leone.

Lo spaghetto più lungo del mondo ha una lunghezza di 455 m ed è stato realizzato da Ranieri Borgnolo, il 10 settembre 2005 a Ober-Ramstadt (Germania). Il record è stato riconosciuto dal Guinness World Records ed è apparso nell'edizione 2008.






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sabato 18 agosto 2012

SPAGHETTI DI MARE



SPAGHETTI DI MARE 

INGREDIENTI: 500 g di spaghetti, 1/2 kg di vongole , 1/2 kg di cozze, 1 spicchio di aglio, peperoncino, olio extravergine di oliva, prezzemolo tritato, pepe e sale q.b, vino bianco secco Vermentino di Gallura.

PREPARAZIONE

Lasciate a bagno le vongole e le cozze in acqua leggermente salata. Risciaquate le vongole e mettetele da parte. Pulite ben bene le cozze da incrostazioni e filamenti. Mettete le cozze e le vongole in una padella antiaderente con 2 bicchieri di acqua e fatele aprire ma non cuocere, con coperchio. Filtrate il loro liquido di cottura in una terrina e poi immergetevi le cozze e le vongole, alcuni privati delle valve, altri con il guscio. Fate imbiondire, in una padella, l’aglio a pezzetti e il peperoncino, togliete dal fuoco e lasciate intiepidire per qualche minuto. Aggiungete all’olio un po’ di liquido di cottura delle vongole e cozze e fate bollire per alcuni minuti, unitevi i mitili, mescolate, sfumate con il vino bianco e poi spegnete il fuoco. Mettete l’acqua nella pentola con il rimanente liquido di cottura delle vongole e cozze e quando bolle calatevi gli spaghetti e fateli cuocere al dente. Accendete il fuoco sotto la padella, calatevi gli spaghetti ben scolati, aggiungete un po’ di pepe, mescolate e fateli mantecare per 1 minuto. Spegnete il fuoco, aggiungete il prezzemolo tritato finemente e servite.



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venerdì 16 settembre 2011

SPAGHETTI CON LE VONGOLE ALLO ZAFFERANO

SPAGHETTI CON LE VONGOLE 
ALLO  ZAFFERANO


INGREDIENTI
350 g di spaghetti
un kg di vongole veraci
200 g di pomodori
una bustina di zafferano
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
un ciuffo di prezzemolo
2 spicchi d'aglio
sale

PREPARAZIONE: Lavate bene le vongole sotto l'acqua corrente, mettetele in una larga padella con un mestolo d'acqua e fatele aprire a calore moderato. Man mano, togliete dal fuoco quelle che si aprono e sgusciatele, tenendone alcune nelle conchiglie per la decorazione finale. Filtrate l'acqua delle vongole con una garza e conservatela in una tazza. Scottate i pomodori in acqua bollente, pelateli, tagliateli a metà, privateli dei semi e riduceteli a dadini. Fate soffriggere gli spicchi d'aglio in un'altra padella con l'olio; eliminateli quando prendono colore e mettete nell'olio i pomodori, l'acqua delle vongole e lo zafferano; mescolate bene, aggiungete le vongole sgusciate e il prezzemolo
tritato. Cuocete gli spaghetti in una pentola con abbondante acqua bollente salata e scolateli al dente; metteteli nella padella con il sugo e fateli saltare per qualche istante a fuoco alto, sollevandoli con 2 forchettoni. Trasferiteli sul piatto da portata, guarniteli con le vongole nel guscio tenute da parte e, se vi piace, con altro prezzemolo crudo, tritato fine. Serviteli caldissimi.

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martedì 18 maggio 2010

Sarago al cartoccio con spaghetti ...

Sarago al cartoccio con spaghetti

Il sarago al cartoccio con spaghetti è un piatto unico molto facile da realizzare. Unico requisito: pesce freschissimo!


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Ingredienti per 2 persone

Un sarago o altro pesce (es. spigola, orata, mormora ecc.)  purche' fresco e non surgelato
160/180 gr.di spaghetti o linguine
una ventina di pomodorini
prezzemolo
basilico
uno spicchio d'aglio
una noce di burro
4/5 cucchiai di olio extra vergine
sale
pepe (facoltativo)

Preparazione
Desquamare e pulire il pesce, tagliare i pomodorini a metà su un pezzo di carta da forno e adagiare l pesce il pesce. Nel ventre del sarago mettere la noce di burro una parte del prezzemolo e basilico e un pizzico di pepe e sale. Sistemare tutti i pomodorini, il restante prezzemolo e basilico attorno al pesce e condire con un pò di sale e pepe e tutto l'olio che deve essere un pò abbondante.

Sarago al cartoccio con spaghetti

Incartocciare e chiudere con una spillatrice ed infornare a forno già caldo a 200/220 g°c. per 30 minuti ca.
Nel frattempo, calcolando il tempo di cottura del pesce, cuocere al dente gli spaghetti in abbondante acqua salata. Sfornare il pesce, toglierlo dal cartoccio e adagiarlo in un piatto da portata ovale, condire gli spaghetti con il suo sugo e i pomodorini e  servire subito.

Ecco il risultato:

Sarago al cartoccio con spaghetti

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